Il trionfo della falsità sulla verità. Ma il destino dei figli che rinnegano la madre è segnato
di Elena Martinz
Carissimo Aldo Maria,
da quando è stato pubblicato il documento del Dicastero per la dottrina della fede (meglio sarebbe chiamarlo dicastero per la distruzione della fede) non riesco a dormire. Mi sono riletta in una notte il libro meraviglioso di monsignor Beniamino Socche “Maria Mediatrice. Meditazioni”. Mia mamma, nonché nonna della bimba che scrive le paginette irriverenti del diario pubblicato da “Duc in altum” [qui], lo aveva acquistato quando era diciottenne.
Il libro ha il nihil obstat quominus imprimatur del 19 giugno 1961. Sulla base di questo suo libro, il vescovo aveva prearato un breve intervento che avrebbe dovuto presentare durante le sessioni del Concilio Vaticano II, proprio nella speranza di una definizione solenne, da parte della santa Chiesa, della mediazione universale di grazia di Maria Santissima. Inutile dire che non lo fecero nemmeno parlare. Figuriamoci, lui non era un vescovo del compromesso e lanciava pubbliche scomuniche ai comunisti che nel reggiano avevano ucciso tanti sacerdoti, tra cui il beato Rolando Rivi.
Egli scrive: “Gesù ci ha meritato tutto; Maria distribuisce tutto. Quando si dice che Maria è Mediatrice universale di grazia si dice che non c’è grazia che non passi attraverso Maria. La mediazione mariana è la partecipazione della Madre di Dio a tutta la missione salvifica del Figlio. Questa missione si realizza in due fasi successive: nella prima, mediante la conquista dei meriti; nella seconda, mediante la distribuzione alle anime delle grazie acquistate”.
Ora, nel mio piccolo, sento il dovere di dar voce non solo a lui, ma ai tantissimi santi che una gerarchia usurpatrice vuole imbavagliare, dopo averli ipocritamente da poco celebrati.
In primis, ricordo loro le parole dell’Arcangelo Gabriele, che non hanno bisogno di commenti: Ave Maria, gratia plaena, dominus tecum.
Non mi stupirei se dopo il “Pater noster”, essi oseranno tagliare la lingua anche a un Arcangelo, cambiando le parole dell’”Ave Maria”.
Poi ricordo gli evangelisti e gli apostoli: “Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: non hanno più vino. E Gesù rispose: che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora. La madre dice ai servi: fate quello che vi dirà”.
Quei falsi ministri di Cristo che strappano a Maria il mantello datole dalla Santissima Trinità credono forse di essere loro a battezzare, cresimare, confessare, transustanziare? Le grazie che distribuiscono attraverso i sacramenti da chi provengono? Non sono forse loro stessi mediatori di grazie?
Con che coraggio i ministri che non riconoscono Maria Mediatrice di tutte le grazie elevano l’Ostia e il Calice, con quale coraggio strappano il Bambin Gesù, il frutto benedetto, dal seno di Maria! Sì, lo strappano, perché non vogliono inginocchiarsi davanti alla Regina obbedendo al suo “Fate quello che lui vi dirà”.
“Come per Maria ci fu dato questo corpo sacratissimo, così per le sue mani deve essere offerto e per sue mani deve essere ricevuto nel Sacramento” (San Bonaventura, “Opera omnia”).
Ricollegandomi alla bellissima lettera di monsignor Viganò [qui], non solo san Carlo Borromeo, ma nemmeno san Leone XIII e san Tommaso sarebbero santi. Quello che predicavano li avrebbe scomunicati: “[…] Ma se nulla vieta, come insegna l’Angelico, che qualche altro si chiami, sotto certi aspetti, mediatore tra Dio e gli uomini, in quanto dispositivamente e ministerialmente coopera alla unione dell’uomo con Dio, come gli Angeli, i Santi, i profeti e i sacerdoti del vecchio e del nuovo Testamento, senz’alcun dubbio, tale titolo di gloria conviene, in misura anche maggiore, alla Vergine eccelsa. È infatti impossibile immaginare un’altra creatura che abbia compiuto o sia per compiere un’opera simile alla sua nella riconciliazione degli uomini con Dio. […] Ella è colei da cui nacque Gesù, vera sua Madre e perciò degna e dignissima Mediatrice presso il Mediatore” (Leone XIII, enciclica “Fidentem piumque”).
E nemmeno sant’Alfonso Maria de’ Liguori, dottore della Chiesa, che come tutti i santi ebbe grazie straordinarie dalla Madonna: “L’Umanità SS. del Verbo viene da Maria per opera dello Spirito Santo. Maria Vergine è il mezzo di cui nostro Signore si servì per venire a noi; ella è altresì il mezzo di cui dobbiamo servirci noi per andare a Lui”.
Per non parlare di san Lorenzo da Brindisi: “O Regina del cielo, o stupore, o prodigio! L’immacolata é tale e tanta Regina che il suo regno è lo stesso Regno di Dio, il suo impero, lo stesso impero di Cristo!”.
Stesso destino sarebbe capitato a san Bernardo, che scrive: “Maria SS. fu sovrappiena di grazia ad salutem universitatis, a salvezza dell’universo”.
E san Pio X? Avrebbe ricevuto la pena canonica più severa possibile oltre a una valanga di calunnie: “Se dunque la Beatissima Vergine è nello stesso tempo madre di Dio e degli uomini, chi può dubitare che Ella non impiegherà tutte le Sue forze presso Suo Figlio, ‘testa del Corpo della Chiesa», perché Egli diffonda su di noi che ne siamo le membra i doni della Sua grazia, soprattutto quello di conoscerlo e di «vivere per Lui’? […] Dice san Bernardino da Siena: ‘Ella è il collo del nostro capo, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali’. È dunque evidente che noi dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio […] la nostra vita è un parto della Madonna […] Nessuno al mondo conobbe Gesù come Lei; e nessuno al mondo è miglior guida per farci conoscere Gesù. Ne consegue che nessuno può sostituirla nell’unire gli uomini a Gesù […] Una prova troppo evidente ce ne dànno, ahimè, con la loro condotta, quegli uomini che, sedotti dagli artifici del demonio o ingannati da false dottrine, credono di poter fare a meno del soccorso della Vergine. Disgraziati che trascurano Maria col pretesto di rendere onore a Gesù! Non sanno che non si può trovare il Figlio se non con sua Madre” (san Pio X, “Ad diem illum”).
Stesso destino per il venerabile Pio XII, coperto di fango fino ai giorni nostri. Egli scrive nell’enciclica “Mediator Dei”: “Il mistero di Maria le viene dall’essere sempre associata a Gesù. Da questa stessa unione con Cristo nasce per Maria quella regale potenza per cui Ella – ministra del Re – può dispensare i tesori del Regno del Divin Creatore con potere quasi infinito. […]” e fa sue le parole di san Bernardo: ‘Dio ha voluto che tutto noi avessimo per mezzo di Maria. Essa ci comunica tutte le virtù, ci dà il suo Figlio e con lui tutti gli aiuti che ci sono necessari’”. Nel radiomessaggio “Quando lasciate” afferma: “Sotto la luce e il calore del sole fioriscono sulla terra e danno frutto le piante; sotto l’influsso e l’aiuto di questo sole che è Maria fruttificano i buoni pensieri nelle anime. Forse già in questo momento voi siete ripieni dell’incanto che promana dalla Vergine Immacolata. Madre della divina grazia, Mediatrice di grazie perché regina del mondo”.
E tralascio per ragioni di spazio tutta la schiera dei santi, per arrivare allo stesso Gesù: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: donna, ecco il tuo figlio! Poi disse al discepolo: ecco la tua madre! E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19, 26-27). Al contrario dell’Apostolo amato da Cristo, il “dicastero per la distruzione della fede” oggi rifiuta la Mamma e non la prende nella sua casa.
Ora il destino di questi figli che rinnegano la madre è segnato. Sul mare in tempesta, credevano di poter eliminare dalla barca di Cristo delle zavorre per rendere più leggera la navigazione, ma sono loro ad essere rovinati in mare.
Non lo dico io, caro Aldo Maria, ma un padre che partecipò al Concilio Vaticano II. Invito a leggere attentamente queste parole riportate in una lettera dell’abbè Victor A. Berto, teologo del Concilio. Egli scrisse un suo resoconto sul tragico evento avvenuto nella seconda sessione del Concilio Vaticano II. Nonostante la forte resistenza di molti padri conciliari, che speravano addirittura nella dogmatizzazione della verità di fede Maria Mediatrice di tutte le Grazie (su cui monsignor Socche avrebbe dovuto fare un intervento che gli fu rifiutato), i progressisti riuscirono a prevalere con una maggioranza sottilissima di soli diciassette voti nel subordinare lo schema riguardante la Beata Vergine a quello riguardante la Chiesa, in considerazione del dialogo ecumenico con i cristiani separati. La Madre di Dio è stata così letteralmente degradata. Sentite cosa scrive a riguardo l’Abbè: “Gli ultimi due giorni sono stati terribili. Non credo di aver mai sofferto così tanto emotivamente. […] È il trionfo (almeno per un certo tempo) della falsità sulla verità. Il voto fatale del 29 ottobre, che si è allontanato dal Vangelo di Cana, invece di invitare la Santissima Vergine, le ha detto di andarsene, in quanto lei sarebbe di ostacolo! La Vergine Maria disturberebbe il Concilio! Le fu detto di allontanarsi… Non c’era bisogno di dirglielo due volte! La terra non tremò, San Pietro non fu colpito da un fulmine. La Vergine Maria si ritirò con molta discrezione. In profondo silenzio; tanto che non ha detto: ‘Non avete più vino’. E il destino del Concilio era segnato. Se Maria non entra, anche Gesù non fa nulla; l’acqua rimane acqua, nemmeno potabile, ma solo acqua di risciacquo destinata alla purificazione, sempre come una volta a Cana. Infatti, invece di genuflettersi a lei con una solenne supplica per pronunciare il ‘Non hanno più vino’, è stata formalmente descritta a suo Figlio come un ostacolo, un’interferenza e un posto di blocco… lei, la Sposa dello Spirito Santo! (…) Nel frattempo, lo Spirito Santo, che viene dal Padre solo quando è inviato dal Figlio, rimane in Paradiso. Che cosa aspetta? Che si tenga un concilio come nel Cenacolo, ‘cum Maria matre Jesu’ (con Maria, la Madre di Gesù). Questa è la storia mistica della seconda sessione del Concilio, l’unica vera. L’ho sperimentata all’inizio senza capirlo, il mio cuore oppresso dall’angoscia” (Lettera del 30 novembre 1963, tradotta in “Le Sel de la Terre”, n. 43, pp. 28-30, Avrillé 2003).
Anche Yves Congar (modernista del Concilio) confessa nel suo “Journal du Concile”: “Molti vescovi di diversi Paesi con cui ho parlato erano esitanti, non vedevano una ragione chiara per cui il documento dovesse essere incorporato. Ce n’è solo uno: è il mezzo per impedire l’esaltazione (di Maria). È il mezzo per eliminare lo schema esistente. È l’occasione unica di fare di esso un testo ecumenico. Ma chi se ne accorge? Lo si sente o non lo si sente, è una questione di sensibilità”.
E io concludo, nella mia ignoranza, che se si rifiuta Maria quale mediatrice di grazie e “socia di Cristo nella redenzione”, allora, come logica conseguenza, non si può nemmeno accettare che Ella sia Regina dell’Universo e Madre di Dio.
Che Dio abbia pietà di tutti coloro che non glorificano Maria, la Mamma di Gesù, colei a cui la Santissima Trinità ha dato il potere di schiacciare la testa del serpente pronto a divorarci.
Noi non ci uniremo a loro. Così, mentre mercenari impostori allontanano di soppiatto Maria dal gregge, noi riponiamo in lei la nostra grande speranza, chiedendo a lei di guidarci in quest’ora decisiva della storia. Ripetiamo con san Massimiliano M. Kolbe: “Vogliamo con Maria muovere alla conquista di tutto il mondo!”.
Egli, prima di morire, disse: “Io vedo il giorno in cui la statua dell’Immacolata troneggerà sul Cremlino” (monsignor Beniamino Socche, “Maria Mediatrice. Meditazioni”).
San Giuseppe, custode della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale, prega per noi!



