Rispondere e agire
di Fabio Battiston
L’intervento di monsignor Strickland, meritoriamente pubblicato su “Duc in altum”, è solo l’ultimo, in ordine di tempo, di un’innumerevole serie di commenti, contributi e analisi che da alcuni giorni stanno letteralmente invadendo le cronache ecclesiastiche (ma non solo) a motivo della famigerata “Mater populi fidelis”. L’infame fogliaccio è già entrato in pole position – è chissà per quanto tempo resterà saldo in questa posizione – tra la panoplia di ignobili nefandezze che la neo-chiesa militante ci sta propinando da diversi anni.
Oltre al prelato texano hanno fatto sentire la loro voce praticamente tutti i più importanti rappresentanti, in Italia e all’estero, di ciò che resta del cattolicesimo non allineato. Per non parlare dei tanti commenti di noi semplici fedeli, “povera gente” sepolta dalla valanga di oscenità che i kapò sinodali della Santa Sede ci riversano addosso senza sosta. Ormai si potrebbero riempire vari scaffali di biblioteca con i messaggi di rabbia mista a indignazione o con le sottili, approfondite analisi esegetiche, teologiche e magisteriali tese a dimostrare – forse anche troppo pedantemente e addirittura inutilmente – una realtà che anche un paramecio affetto da Alzheimer all’ultimo stadio sarebbe in grado di capire: la chiesa cattolica è ormai preda di una moltitudine di eretici, ingannatori, traditori, apostati, miscredenti e infedeli che ha già creato e stabilizzato una nuova religione (ovviamente a carattere sincretistico e preternaturale) con la quale sta infettando il mondo. Il violento attacco portato al ruolo, alla figura, alla santità di Maria Immacolata – e di conseguenza alla relazione tutta speciale della Madre di Gesù Cristo con la Santissima Trinità – è solo l’ultimo di una serie che si preannuncia lungi dall’essere esaurita. Di fronte a una realtà così evidente diviene stucchevole il perdersi ancora dietro dibattiti, contestazioni, puntualizzazioni, distinguo o elucubrazioni di vario tipo. I nostri nemici sono qui davanti a noi nella loro chiarissima putredine. Essi agiscono – sfrontatamente, quotidianamente e con protervia – sproloquiando dagli altari di chiese profanate dalla loro stessa presenza; falsificando e rinnegando i principi di una fede bimillenaria; diffondendo dai loro canali informativi l’infezione di una apostasia dilagante; insegnando le loro nuove mefitiche dottrine nelle scuole, nelle università “cattoliche”, nei seminari, nelle parrocchie e in quei pochi oratori che sono rimasti.
Penso sia giunto il momento di affermare, con grande forza, che di combattere a parole questo maledetto mostro non se ne può veramente più. Occorre gettare alle ortiche tutto ciò che, impedendoci di agire, fa il gioco di quelle canaglie. Basta con l’obbedienza, la remissività e, soprattutto, la paura assurda che l’attuazione di gesti forti ed eclatanti ci conduca dalla parte del torto o, peggio, del peccato. Siamo tutti d’accordo nel sostenere che sono “loro” ad aver tradito e quindi dovrebbero essere “loro” a lasciare la chiesa cattolica. Purtroppo la realtà è tutt’altra. Essa ci dice che la chiesa militante è ormai occupata da un numerosissimo stuolo di traditori (ordinati e laici) circondati da una massa silenziosa che accetta, accondiscende, ignora o, al più, si mostra totalmente disinteressata a ciò che sta accadendo. In questo scenario spetta a noi l’onere di una scelta dura e coraggiosa; una decisione che ciascuno può certamente prendere nel proprio privato (come ho deciso di fare io) ma che acquisterebbe una enorme rilevanza se ispirata, condotta e promossa dai nostri vescovi, non importa se pochi, insieme ai quali poter riprendere in mano la nostra vita di credenti in una nuova, vecchia casa. La casa del Dio trinitario, del Verbo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, dell’Immacolata concezione – corredentrice dell’umanità – della comunione dei Santi e dei Novissimi; in una parola: la Chiesa Santa. Per fare questo, lo dico in primo luogo a me stesso, occorre mettere da parte qualsiasi divisione che alberga tra le nostre fila. Di fronte a una minaccia totale, globale e preternaturale come quella rappresentata dalla neo-chiesa terrena, dai suoi capi e seguaci, dobbiamo rispondere da pari a pari, colpo su colpo. Ecco perché occorre una guida. Ascoltateci Burke, Viganò, Strickland, Sarah, Muller, Brandmüller, Schneider e tutti voi sacerdoti per sempre, che come noi e più di noi soffrite nel corpo e nello spirito per questo attacco senza precedenti al Corpo Mistico. Abbiate la forza, la dignità e la nobiltà di guidarci per portarci fuori da quel lugubre luogo di infamità che hanno ancora il coraggio di chiamare chiesa. Impedite col vostro esempio che si compia una tragedia che è già in atto, sia pure lentamente e nascostamente: la diaspora di noi credenti verso altri lidi della cristianità (anche se ce ne sono rimasti ben pochi) o la scelta di una esperienza di fede totalmente privata, tutt’al più aperta a ristrettissime comunità “parentali” ove vivere, per il resto della nostra vita, un simulacro di comunità ecclesiale, quella comunità che loro hanno ormai definitivamente distrutto e sostituito.
Chi avrà avuto la pazienza di leggere spero proprio non valuti queste considerazioni come un semplice sfogo o, peggio, una provocazione. Quel tempo è finito. D’altra parte la mia decisione l’ho già presa, mi sento da tempo un auto-scomunicato de facto e non ho alcun bisogno che la loro infame clero-burocrazia sancisca questo stato con un atto formale. Di un documento ufficiale redatto dall’erotomane che comanda l’ex Sant’Uffizio non sento proprio il bisogno.
La mia speranza, penso anche quella di molti altri, è di trovare guide spirituali per proseguire serenamente su questa nuova strada. So che non sarà facile ma, dopo anni e anni di convivenza con questa triste realtà, non vedo più nessun’altra soluzione praticabile.
Concludo con un pensiero rivolto a tutti coloro che, in qualche misura, stanno vivendo la mia medesima situazione e che sono alle prese con una domanda sempre più impellente: che fare? Penso che non si possa continuare indefinitamente a stare con color che son sospesi. Le decisioni, quando riguardano aspetti fondamentali della nostra esistenza, sono sempre difficili e rischiose da adottare. Ma prima o poi bisogna farlo.



