La Nota antimariana della chiesa sinodale e la Roma senza papa di Morselli. Tutto previsto
In relazione alla sciagurata Nota antimariana prodotta dalla nefasta ditta Fernández & Co, Radio Spada ha fatto molto bene a ricordare il capolavoro di Guido Morselli “Roma senza papa”.
Il grande scrittore (1912 – 1973) in quel suo romanzo ucronico vide lontano. Vide una chiesa cattolica piegata al mondo e ormai in tutto simile alle sette protestanti. Vide il degrado e il tradimento. E notate che scrisse nel 1966, solo un anno dopo la fine del Concilio Vaticano II. La riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, che chi teneva gli occhi ben aperti era in grado di vedere e prevedere.
Amo moltissimo “Roma senza papa” e, se non l’avete ancora fatto, consiglio di leggerlo. Vi troverete anche un’autentica profezia, là dove l’autore parla di una costituzione intitolata “De Maria matre Jesu”, che lui immagina pubblicata nel 1990, “ispirata o imposta dal sinodo” e “protestantica sin dal titolo”.
Uscito postumo nel 1974 (Morselli si tolse la vita nel 1973), “Roma senza papa” è stato per il sottoscritto la prima fonte di ispirazione quando ho scritto “L’ultima battaglia” ed è pieno di pagine da leggere e rileggere.
Molteplici le citazioni possibili. Tutte fulminanti. “Ho sempre pensato che in tempi come i nostri chi è ai remi li deve usare, la navicella è sugli scogli”. “Siamo un po’ troppo convinti che l’uomo ha creato Dio, rendiamoci conto che può essere vero l’inverso”. “Su un panorama di tetti fatiscenti, lontani capitelli di vecchie colonne. E lo sciacquone che non funziona. Roma”. “Il sulfureo, a Roma, può anche mescolarsi all’incenso. Sarebbe anzi tradizionale”. “La Chiesa non è mai stata così terrena come ora che di territoriale non ha niente. La territorialità di un tempo non le impediva di essere ultraterrena, e i papi catafratti e bellicosi difendevano però il peculio dogmatico, e non soltanto con gli anatemi”.
Nella Roma immaginata da Morselli, così simile a quella nostra, è comodo lasciare che la polvere si depositi sui dogmi cattolici. L’importante è dichiarare che “interesse supremo (o unico) della Chiesa è di farsi promotrice della pace mondiale, anche se ciò significa mettere la Chiesa al livello della Croce Rossa internazionale”.
In quella Roma, quarantasette anni prima del febbraio 2013, si sta facendo largo il progetto di un pontificato a tempo, e la credenza nel diavolo è stata rinnegata dai preti.
Sì, come scrive Morselli, “ogni volta che cade un punto dottrinale l’ordine del mondo risulta offeso e indebolito”. Ed eccoci qui, nella chiesa sinodal-ecologica, con il papa che benedice un blocco di ghiaccio e dichiara che nessuno possiede la verità.
Forse soltanto uno scrittore che viveva tra Gavirate e Varese poteva dipingere la Roma senza più papa con tanta ironico, desolato realismo. Vide bene, vide lungo. Gli editori gli voltarono le spalle. All’Einaudi addirittura persero il suo manoscritto. La cultura de sinistra non poteva e non voleva capirlo. Il suicidio arrivò al culmine di una serie di rifiuti. Poi la scoperta postuma, un po’ beffarda, da parte di Adelphi. E solo allora, di fronte a quel gioiello che è “Roma senza papa”, il “Corriere della sera” scrisse: “Se ne resta attoniti, come davanti a un frutto raro e inimmaginabile”.



