In che cosa credono veramente i gerarchi che sminuiscono Maria?
di Elena Palatini
Caro Aldo Maria,
vorrei ritornare sulla questione della nota del dicastero ormai rinominato per la distruzione della fede. Sento il bisogno di farlo per amore di Maria, per non essere cristiani tiepidi, per implorare anche l’aiuto della Chiesa trionfante. Per zelo di fede. Per amore a Cristo nostro unico Salvatore.
Sembra quasi che la grande offesa di quella asserzione papal-vaticana, che impedisce e che probabilmente vuole proibire a sacerdoti e laici l’utilizzo dei titoli secolari di mediatrice e corredentrice riferiti alla Regina del cielo e della terra, abbia pervaso l’aria con una generale mestizia.
Chiarito ormai quale sia il volto bicefalo del pontefice attuale, anche lui maestro di ambiguità, questa nuova incursione della neo-chiesa nel cuore pulsante della fede vera dei popoli della terra risulta ormai mostruosa.
Ho riflettuto in questi giorni densi di commenti appassionati e di contributi illuminanti di tanti fratelli (devo dire anche sorelle?) nella fede, e ho deciso che mostruoso è l’aggettivo corretto per descrivere questo ultimo evento, aggettivo nient’affatto esagerato.
Non credo che a Dio piaccia che si manchi di rispetto alla sua santissima Madre, e tanto meno che se ne sminuisca il ruolo fondamentale nella storia della fede cristiana.
Senza il sì di Maria non ci sarebbe stato l’inizio di una nuova era, ragion per cui Egli la assunse in cielo anima e corpo per poi incoronarla.
Se ascoltiamo i racconti di mistici e santi possiamo affermare senza dubbio che tale assunzione è stato anche il tributo di Dio incarnato per le immani sofferenze che la sua madre ha vissuto proprio perché madre dell’Uomo-Dio, per dirla alla Valtorta.
Come Maria Valtorta, anche san Pio, e la grande mistica francese Marthe Robin che visse per quarant’anni solo della eucarestia, e poi la veggente delle anime del purgatorio Maria Simma hanno conosciuto e vissuto questa sofferenza di Cristo con Cristo. E tanti altri stigmatizzati, più o meno noti al grande pubblico. E così è stato per la Madre di Dio.
Anche l’arte ha espresso questa verità che è nella carne della storia, e allora ricordiamo Dante, che cita Maria Santissima come Astro fulgente, e poi, a suggellare plasticamente questa verità rifiutata della corredenzione, ci aiuta una delle più imponenti opere scultoree del tempo, la “Pietà” di Michelangelo, capolavoro universale. Ora ben si sa quanto i veri artisti abbiano un occhio più aperto ai misteri della vita spirituale.
In questa mestizia che si percepisce ormai nell’etere e che giunge dal cielo dove anche vi sarà stato tra i santi (tutti super mariani) un gran mormorio indignato per ciò che sulla terra – in quel luogo ormai putrido che è diventato il Vaticano occupato dai modernisti – è stato impunemente fatto contro la nostra Madre celeste, c’è il segno che questa verità di fede negata è impressa indelebilmente nel cuore di tutti gli uomini di buona volontà. Al contrario, nella gerarchia vaticana nessun timor di Dio.
Lo “Stabat Mater” dice come Maria abbia vissuto personalmente, interiormente, la Passione di suo figlio Gesù, e sottolineo del suo Gesù. Madre e Figlio sono così intrinsecamente uniti che nessun decreto umano potrà mai separarli.
Non è nella umana potenzialità separarli e certamente con la prepotenza non si può ottenere che una adesione formale. Ma pochi saranno gli aderenti a questa novità.
Quale cattolico può accettare che la figura della Immacolata, colei che per perfezione è seconda solo a Dio, possa essere a tal punto capovolta per farne una “fanciulla come tante”, giusto per citare un megafono del diavolo come don Tonino Bello?
Sono gli esorcisti a confermare la funzione indispensabile di Maria per la salvezza: infatti tutti, ma proprio tutti, riferiscono che il diavolo se la svigna quando giunge lei, che è la dolcezza e la fermezza. Il diavolo teme Maria. E che sia proprio questa l’oscura motivazione di tanto accanimento contro di lei?
Ancora una volta hanno incoronato il diavolo costoro che hanno privato la Santa Vergine della sua corona che è anch’essa di spine. Perché, come confermano le lacrime di sangue che sgorgano dagli occhi purissimi della Vergine Maria in alcune sue apparizioni, ella ha sofferto con Gesù e continua a soffrire anche carnalmente con Gesù per il male del mondo.
L’opera salvifica del mondo non è realizzabile senza questa unione tra Gesù e Maria di Nazareth. Il corpo di Cristo è anche il corpo di Maria che lo ha tenuto in grembo per nove mesi, nutrito prima e allattato poi, e che ha dato al mondo con parto soprannaturale. Anche qui, per motivi non umani ma metafisici.
Così ha voluto Dio, non noi. Ma ormai questa neo-chiesa, che sarebbe meno ipocrita definire falsa chiesa secondo le profezie di una santa come la beata Emmerich, ha eliminato tutto ciò che può aiutare una vera conversione.
Da ormai sessant’anni e più il disastro è sotto gli occhi di tutti: liturgia vuota, semplificata verso il simbolismo del banchetto, eliminazione della croce, comunione sacrilega perché sulle mani, il Corpo di Cristo svalutato, infinitamente offeso, secondo mistiche del livello di Luisa Piccareta e dell’austriaca Maria Simma.
Mi chiedo quindi, dopo tutto ciò che abbiamo visto in questi decenni, quale Dio servano questi alti prelati. Sarebbe realistico e consequenziale, perché l’albero si vede dai frutti, ritenere che essi siano al servizio efficiente e gaudente solo del nemico di Dio, Satana.
I segni ci sono, basta volerli vedere e non stiamo qui ad elencarli perché tutti li conoscono. Le prove anche: questa non è la Chiesa del Cenacolo a Gerusalemme, dove Maria, tra l’altro, ha saputo guidare gli apostoli sfiduciati con la sua materna tenerezza e la sua infinita conoscenza teologica verso la grande avventura della fondazione della Chiesa militante.
Può un manipolo di colletti neri cambiare la natura stessa delle cose, così, a loro piacimento? No, quindi certi documenti, alla fin fine, hanno al più il valore effimero di un articolo di giornale.



