Il sito El Wanderer in questa fase finale del 2025 passa in rassegna in un post i sintomi di un certo recupero delle tradizioni da parte di papa Leone.
Osservato che Prevost “celebra davvero la messa, lo fa con devozione ed è chiaro che crede in ciò che celebra”, il sito propone il seguente elenco.
Leone utilizza ornamenti bellissimi, ben lontani dalla costosa povertà francescana.
Indossa una dalmatica sotto la pianeta, come prescrive il rituale.
La croce e i candelabri storici sono tornati sull’Altare della Confessione. Per ora sono posizionati in diagonale, “ma presto occuperanno il centro dell’altare”.
La messa di mezzanotte è stata celebrata di nuovo alle ore 22, come negli ultimi decenni, e non più alle 19, “l’assurdo orario bergogliano che toglieva ogni significato alla celebrazione”.
Sono tornati i quattro diaconi che assistono il pontefice.
Il papa indossa una tonaca realizzata in un tessuto nobile, non trasparente come quella di Bergoglio, e con le maniche lunghe.
Da qualche tempo indossa di nuovo la fascia su cui è ricamato lo stemma papale.
Quando richiesto, indossa l’abito corale: rocchetto, mozzetta rossa e stola rossa ricamata con il suo stemma.
Il trono in velluto rosso e legno dorato, con gli stemmi papali, è ricomparso sia nella Sala Clementina sia nella loggia di San Pietro.
Prevost utilizza la villa di Castelgandolfo per riposarsi e praticare sport.
Assistete ai concerti musicali tenuti in suo onore.
All’inizio del nuovo anno si trasferirà a vivere nel Palazzo Apostolico.
Abbandonata in garage la Fiat Cinquecento di Francesco, usa un’auto degna del suo rango.
Ignorando le disposizioni del suo predecessore, conferisce gentilmente il titolo di Cappellano di Sua Santità ai sacerdoti che desidera particolarmente distinguere.
Questo l’elenco. Ma purtroppo, come si può notare, siamo nel campo della cosmetica, non della sostanza. Ben vengano certi recuperi, ma se non sono accompagnati dalla riaffermazione del deposito della Fede restano solo opere di maquillage.
Lo stesso Wanderer osserva che “finora la ripresa di queste belle tradizioni così caratteristiche della nostra Chiesa non è stata accompagnata da altri gesti che avrebbero ben altro peso”. Infatti, sebbene papa Leone sia lontano dalle banalità di Bergoglio, “se esaminiamo i discorsi, le omelie e gli altri interventi papali, sembra di ascoltare Giovanni Paolo II, con tutti gli aspetti prevedibili che questa somiglianza comporta”.
Non so se si possa fare davvero un parallelo con Giovanni Paolo II, anche perché le circostanze storiche sono ben diverse. Di certo si può dire che alcune cose dette da Prevost sono alquanto problematiche (per usare un eufemismo), e la stessa osservazione vale per le nomine.
Le due nomine episcopali più significative fatte finora (Hicks a New York, Moth a Westminster) hanno premiato, dice El Wanderer, due “uomini grigi” (grigio scuro, direi, nel caso di Hicks): vescovi centristi, profili non divisivi, in grado di non suscitare ondate di protesta né a destra né a sinistra. Siamo lontani dall’oltranzismo bergogliano, ma è illusorio pensare di riportare la barca di Pietro in rotta di navigazione a colpi di nomine di compromesso.
Secondo El Wanderer, il papa agisce così per preservare l’unità. Certo, avremmo preferito la nomina, per esempio, del vescovo Cordileone per New York e del vescovo Wilson per Westminster, ma “è possibile che, per i tempi in cui viviamo, le sfumature di grigio siano proprio ciò che serve per mantenere l’unità, senza compromettere la fede, che è poi il compito del successore di Pietro. Perché se le sfumature fossero più nette, come il rosso o il blu, ci troveremmo inevitabilmente di fronte al rischio di uno scisma”.
Ora, davvero pensiamo che la Verità possa essere sacrificata per preservare l’unità? A che cosa serve questa unità di facciata senza la Verità? E non è forse vero che uno scisma di fatto esiste già?
E poi, a proposito di nomine, che cosa aspetta Leone a cacciare Tucho Fernández dal dicastero per la Dottrina della fede?
El Wanderer racconta di come Tucho, insieme a un gruppo di amici, nel tentativo di riguadagnare terreno abbia organizzato una giornata di “qualcosa di accademico” per gli studenti di religione latinoamericani a Roma, e nientemeno che nell’Aula del sinodo (non ha scrupoli quando si tratta di usare i privilegi del cappello rosso cardinalizio). Per l’occasione, è stato l’oratore principale ed ha osato parlare della Beata Vergine Maria, della sua grandezza e dell’importanza della devozione mariana. Un modo sfacciato di cercare di ingraziarsi tutti coloro che si sono infuriati per la “Mater populi fidelis”. La strategia sarebbe ampliare la base di sostegno sudamericana, con l’aiuto dei media favorevoli, non tanto per tornare nelle grazie di Leone (che non lo sopporta) ma per ritagliarsi un posto dignitoso quando la mannaia cadrà sul suo collo. Già, ma quando cadrà? Ogni giorno in più con Tucho all’ex Sant’Uffizio è in insulto alla fede e a tutti i cattolici.
El Wanderer dice che il grigio Prevost “è troppo istituzionale per soluzioni drastiche e al momento non sa dove collocare Tucho. Ecco perché non lo ha ancora rimosso dall’incarico di prefetto”. Ma com’è possibile farsi certi scrupoli? Quali apparenze si vogliono salvare?
Condivido la preghiera del sito argentino per il papa: “Preghiamo per lui, affinché nel nuovo anno, quando il suo pontificato avrà davvero inizio, possa essere illuminato dallo Spirito Santo e protetto da Maria, la Vergine Madre di Dio”. Ma con il grigiore non si va da nessuna parte. Anche se ricoperto da un po’ d’oro e porpora per dare l’illusione di un ritorno alla tradizione, resta sempre grigiore. Mentre abbiamo bisogno dello splendore della Verità.