“Vetus” e “novus ordo” / Altre vostre valutazioni
Caro Aldo Maria,
leggendo i contributi alla discussione mi sembra che ci si perda dietro a questioni secondarie e non si capiscano invece quelle fondamentali.
Anzitutto bisogna dimenticarsi tutte le varie e variopinte interpretazioni della messa di Paolo VI, perché il problema non è come viene celebrata.
Quando i cardinali Bacci e Ottaviani presentarono il Breve esame critico, lo fecero sulla base dei libri liturgici, non certo perché avevano visto qualcuno celebrare male la nuova messa.
Il punto è che la messa riformata (anche se celebrata in latino e con tutta la serietà del caso) è una cosa diversa dalla messa di san Pio V.
Intendere la messa come Sacrificio (officiato dal sacerdote, alter Christus) e intenderla come memoria dell’ultima cena (inscenata dall’ assemblea dei fedeli presieduta dal sacerdote) sono due cose totalmente opposte.
Di certo non sono “due forme dell’unico Rito Romano”, come provò a sostenere Ratzinger prima di essere sconfessato da Bergoglio. Di certo non sono intercambiabili. Di certo pongono di fronte a una scelta netta. Da qui a dire che milioni di cattolici non siano realmente tali perché vanno alle messe moderniste, ovviamente ce ne passa. Da qui a dire che Cristo non sia realmente presente nell’Eucarestia durante le messe riformate, è quantomeno azzardato.
Questa però non può essere la scusa con cui ci si gira dall’ altra parte e si evita di fare qualche sacrificio per sostenere la diffusione della messa cattolica, quella vera e priva di ambiguità. I cui frutti sono evidenti ovunque essa sia celebrata e ovunque sia predicata la Fede integrale.
Michael
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Caro Aldo Maria Valli,
nell’ambito del dibattito vetus ordo – novus ordo, ha ragione il professor Massimo Viglione: il problema principale non è il rito, il problema è il Concilio ecumenico Vaticano II.
Ormai sessantenne, fino a cinque anni fa conoscevo solamente il novus ordo. Ho avuto il privilegio di partecipare a celebrazioni bellissime, ad altre più che dignitose e solo raramente a messe sciatte o deplorevoli. Quindi, quando ho partecipato per la prima volta alla messa vetus ordo non ero alla ricerca di un rito migliore ma, stordito dalla crescente e inaudita confusione generatasi nella Chiesa bergogliana, cercavo verità!
Come spiega Viglione, non si può fare a meno di affrontare questo complicatissimo e dolorosissimo tema del Concilio, ovunque esso porti. Se ci porterà a Cristo unica Via, Verità e Vita, sapremo di essere nella giusta direzione. L’unità, bene essenziale, non la ritroveremo grazie alle nostre capacità, ma la otterremo quando ci ritroveremo insieme a camminare dietro di Lui. E dietro di Lui, così ci insegna la messa vetus ordo (provare per credere), si cammina molto più speditamente se si sta… in ginocchio.
Alberto Cerutti



