Lettera / “Chiesa sinodale” ormai senza argini. Ma forse è meglio così

di Gianfranco Artale

Caro Valli,

ho letto, con vivo interesse come al solito, un articolo di Radical Fidelity datato 6 aprile [qui].

Lo sconosciuto che si cela dietro questo pseudonimo è a mio parere un gran polemista e, come si suol dire, non gliene fa passare una.

In questo intervento si lamenta in particolare del fatto che ormai, sotto l’etichetta “sinodalità”, sta passando di tutto; e che ci sono già nuovi, più audaci “traguardi” in vista. Dice giustamente che, in pratica, la sinodalità è un passepartout che apre una gigantesca finestra di Overton a scorrimento rapido.

Tutto vero, come negarlo?

Ma penso che, proprio per questo, sia il momento di cambiare prospettiva. Smettiamo, dico, di addolorarci tanto per tutto ciò.

Perché, parliamoci chiaro: prescindendo da un sempre possibile intervento a gamba tesa – ma del tutto straordinario – del Signore, volto a riprendersi di forza la Sua Chiesa, il nauseante marciume della pseudochiesa di Roma, a viste umane, è decisamente senza speranza.

Neppure un redivivo Giuseppe Sarto (san Pio X) potrebbe far nulla, perché è garantito che il novanta per cento del clero lo prenderebbe letteralmente a sberleffi: ricordiamoci che tanti chierici (dai semplici sacerdoti, fino ai vescovi più influencer), boicottavano il pur modernista Ratzinger; dunque, figuriamoci…

Perciò, in alto i cuori! È meglio, secondo me, che la cosiddetta chiesa di Roma stia accelerando (motus in fine velocior) il processo di autodissoluzione. Sempre più numerose saranno, sperabilmente, le anime sinceramente cattoliche che si rivolgeranno al piccolo resto come la FSSPX o Familia Christi.

Preghiamo molto, e basta.

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