Lettera / Così Roma si è auto-scomunicata
Caro Valli,
seguo con vivo interesse il dibattito ospitato sul suo blog riguardo alla posizione da assumere nei confronti della Fraternità sacerdotale San Pio X. Credo che sia necessario andare oltre le pur legittime considerazioni storiche o canoniche lette finora, ovvero elevare la questione al suo vero fulcro teologico: il concetto di Comunione.
Oggi assistiamo a un drammatico equivoco dottrinale. La Chiesa di Gesù Cristo si è sempre riunita in Comunione attorno alla Croce, che è la Verità oggettiva e immutabile. Al contrario, la gerarchia attuale sembra voler imporre il concetto alternativo di una comunità sociologica, che si ritrova unita non più nel dogma cattolico, ma attorno a una sorta di moderno “calumet della pace”. L’ossessione per l’Unità manifestata da Leone XIV – e fissata programmaticamente persino nel suo motto pontificio – è tutta sbilanciata verso la ricerca di una sintesi artificiale, un’accozzaglia di posizioni teologiche diametralmente opposte che si pretenderebbe di far coesistere a tutti i costi. Ma l’unica Comunione cattolica possibile è quella specchiata nella Verità, la quale è una sola, eterna e rivelata una volta per tutte.
La FSSPX non soffre di antipatie personali verso gli uomini della Chiesa; essa è nata e si è sviluppata esattamente attorno a questa domanda centrale: quid est veritas? È davvero possibile inquadrare le novità del Concilio Vaticano II all’interno del flusso ininterrotto della Tradizione cattolica che per 1950 anni ha fedelmente custodito e trasmesso il deposito della Fede? La risposta della realtà è, evidentemente, no. È solo per questa fedeltà assoluta alla sorgente, e non per motivi di ribellione disciplinare, che la Fraternità si trova nell’attuale situazione canonica.
L’espressione più limpida di questa posizione è rintracciabile nell’ultima lettera inviata da don Pagliarani a Leone XIV. In quello che va considerato a tutti gli effetti un estremo atto di Carità ecclesiale, il superiore della Fraternità ha letteralmente trascinato il pontefice sul piano della Verità, l’unico terreno su cui si possa edificare una reale e santa Comunione. Elencando uno a uno gli errori di chiara matrice vatican-secondista, don Pagliarani ha posto al papa domande ineludibili: è d’accordo, Santo Padre, che questa è la dottrina cattolica? È d’accordo che tutte queste storture debbano essere immediatamente corrette?
Nel chiedere all’autorità apostolica di essere semplicemente confermata nella fede di sempre, la FSSPX ha messo nell’angolo l’attuale gerarchia. Una gerarchia che, nel disperato tentativo di accontentare tutti e fare sintesi con lo spirito del mondo, si avvia a compiere l’errore più grave di tutti: auto-scomunicarsi dalla Verità.
Quello che a molti potrebbe apparire come l’ennesimo e stancante incidente di percorso all’interno della più ampia crisi nella Chiesa dev’essere vissuto per ciò che è realmente: una resa dei conti. «Chi non è con me, è contro di me», ha detto Gesù. E la Fraternità, difendendo la retta dottrina, dimostra nei fatti di essere con Gesù. Spetterà invece all’attuale autorità romana il terribile compito di prendere atto di essersi posta, nei fatti, contro di Lui.
Paolo Olivieri
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