Prevost, ovvero l’apologia dello sradicamento

di Martino Mora

“I migranti hanno fondato l’America”, ha detto Francis Robert Prevost, oggi il più noto esponente, a livello mondiale, dell’immigrazionismo anomico, del cosmopolitismo senza radici, del dirittismo senza frontiere, dello sradicamento planetario.

Prima di volare a Lampedusa a sponsorizzare di nuovo l’invasione migratoria clandestina, quindi illegale, Prevost ha elogiato il suo Paese, gli Stati Uniti d’America, perché “terra d’immigrazione”.

Dopo essersi soffermato sulla “nobile visione dei padri fondatori”(che erano tutti illuministi e quasi tutti massoni) e avere elogiato la “libertà religiosa” a stelle e strisce (la stessa che riconosce alla stregoneria wicca e ai satanisti di godere del privilegio di religioni come le altre), Prevost ha insistito sull’America “nazione plasmata dagli immigrati”.

Che bello lo sradicamento! Possiamo vederne proprio negli Usa tutte le conseguenze. Il risultato è la “barbarie ad aria condizionata”, come la definisce Geminello Alvi.

La plutocrazia più materialista, massificata e guerrafondaia della storia. Il denaro e il consumo, anzi lo spreco, come sommi ideali di vita, uniti all’istintualismo tribale di massa. Il sistema orgiastico-mercantile, insomma.

Cosa di diverso poteva nascere dall’assenza di radici, infatti, se non l’anti-civiltà nata per impestare e corrompere tutte le altre?

Se Prevost fosse il cattolicesimo autentico, invece della sua funesta e grottesca parodia, verrebbe veramente voglia di pensare, almeno per un momento, che avesse ragione Friedrich Nietzsche nel definire il cristianesimo come odio verso la vita e la civiltà.

Ma Max Scheler nel suo magistrale saggio sul “Risentimento nell’edificazione delle morali” (1912) ha ampiamente dimostrato – basandosi in gran parte sulle ricerche storico-sociologiche di Werner Sombart – che Nietzsche ha confuso i valori antivitali del protestantesimo borghese della sua famiglia di origine con il cristianesimo autentico.

Mentre è lo spirito borghese dell’homo oeconomicus ad avere introdotto il risentimento individualistico-egualitario nelle morali. E non certo il cristianesimo, che ripudia il rancore perché si fonda sul dovere del perdono, insegnato dal suo divino fondatore.

Ma il testo di Scheler è anche un ammonimento: guai al cattolicesimo (cioè al cristianesimo autentico) laddove esso ceda allo spirito secolare e borghese. In quel caso davvero esso può diventare non solo la parodia di sé stesso, ma l’arma più affilata della Sovversione.

Purtroppo il Concilio Vaticano II ha segnato proprio questo passaggio: l’introiezione nella mentalità cattolica dello spirito borghese e secolare attraverso i suoi principi sovversivi antivitali (spirito profano, individualismo, egualitarismo, soggettivismo antropocentrico).

Per questo la Chiesa conciliare si è ridotta progressivamente a una grande ONG mondialista, e l’uomo vestito di bianco – snaturando il papato – a sommo portavoce dello sradicamento anarcoide planetario, anticristiano e antiumano.

Viviamo immersi nella notte del mondo.

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