Il giudizio sulle cause della crisi: ecco che cosa fa la differenza

Perché la Fraternità sacerdotale San Pio X è così criticata?

Essa viene spesso accusata, a torto, di essere in rottura con la Chiesa. Eppure riconosce pienamente l’autorità del papa, pur credendo che la resistenza possa essere necessaria quando la fede è in gioco. Perché questa posizione suscita tante critiche?

Tre sono gli atteggiamenti nei confronti della crisi.

La crisi che sta scuotendo la Chiesa è evidente da diversi decenni: crollo della pratica religiosa, calo delle vocazioni, perdita del senso del sacro e del peccato, e confusione dottrinale e liturgica. Certo, alcune buone notizie, come l’aumento dei battesimi tra gli adulti in certi paesi, possono rallegrare i cattolici, ma non compensano, tutt’altro, il disastro a cui assistiamo da oltre mezzo secolo.

Le analisi divergono per quanto riguarda le cause di questa crisi e i rimedi da adottare. Tuttavia, si possono distinguere schematicamente tre atteggiamenti nei confronti di questa situazione.

Innanzitutto, le autorità ecclesiastiche ufficiali, pur con le loro divergenze e alcune differenze, spesso rispondono alla crisi con riforme strutturali, ma restano unite nell’impegno di attuare le linee guida del Concilio Vaticano II: i conservatori rallentando il processo, i progressisti accelerandolo. La differenza non sta nella direzione, ma nella velocità.

Poi ci sono le comunità ex Ecclesia Dei tradizionali, riconosciute canonicamente, che mantengono la liturgia tradizionale pur essendo più o meno tollerate all’interno delle strutture legali ufficiali. Il loro apostolato dipende in larga misura dalla benevolenza, sempre revocabile, delle autorità ecclesiastiche nei loro confronti.

Infine c’è la Fraternità sacerdotale San Pio X, la quale, ritenendo che gli errori diffusi dopo il Concilio e la riforma liturgica siano alla radice della crisi attuale e debbano essere denunciati pubblicamente, si dota dei mezzi che la Provvidenza le dona.

La differenza essenziale tra i gruppi ex Ecclesia Dei e la FSSPX non risiede nel loro attaccamento alla messa tradizionale, bensì nel giudizio sulle cause della crisi. Le comunità tradizionaliste canonicamente riconosciute continuano, in virtù dei loro statuti, ad accettare istituzionalmente il Concilio Vaticano II e le riforme liturgiche. Possono criticare certi eccessi o interpretazioni, ma non contestano i principi o la legittimità delle riforme.

La Fraternità sacerdotale San Pio X, al contrario, ritiene che diversi insegnamenti conciliari, in particolare sulla libertà religiosa, l’ecumenismo e la collegialità, nonché la riforma liturgica stessa, costituiscano cause profonde della crisi e debbano pertanto essere sottoposti a critica dottrinale.

Molti sacerdoti, religiosi e persino vescovi riconoscono in privato, in misura variabile, alcune delle gravi difficoltà causate dalle riforme conciliari, ma pochi osano dirlo pubblicamente, per timore di reazioni e sanzioni o per non compromettere il proprio apostolato.

La FSSPX, fedele alla linea tracciata dall’arcivescovo Lefebvre, ritiene che sarebbe un crimine tacere quando è in gioco la fede. Perciò continua a denunciare quelle che considera le cause della crisi, anche a costo di gravi sanzioni e di vergognose e infondate accuse di scisma, incomprensione e ostilità.

Nelle grandi crisi della storia della Chiesa i santi non scelsero il silenzio. Quando la verità lo esigeva, parlavano. Quando un errore mette a repentaglio la fede e la salvezza delle anime, il silenzio cessa di essere prudenza e diventa abdicazione. La vera carità non consiste nell’evitare il conflitto, ma nel difendere la verità, qualunque siano le conseguenze.

La Fraternità sacerdotale San Pio X continua dunque ad affermare ciò che il suo fondatore le ha insegnato: la crisi attuale può essere superata solo ritornando pienamente alla fede cattolica di tutti i tempi, alla messa tradizionale e al magistero costante della Chiesa, senza compromessi con le novità che hanno alimentato questa crisi.

Questa posizione non implica in alcun modo un rifiuto dell’autorità del papa o dei vescovi.

La Fraternità sacerdotale San Pio X riconosce pienamente il potere giurisdizionale del papa e dei vescovi da lui legittimamente nominati. Ogni giorno, durante la santa messa, prega per il Sommo Pontefice e per il vescovo della diocesi: “Per la tua santa Chiesa cattolica: degnati di pacificarla, preservarla, unificarla e governarla in tutto il mondo, in unione con il tuo servo nostro Papa Leone XIV, con il vescovo della diocesi…, nonché con tutti i fedeli e tutti coloro che professano la fede cattolica e apostolica.”

La stessa cosa accade durante la benedizione del Santissimo Sacramento e nelle preghiere private. Sacerdoti e fedeli pregano anche per le intenzioni del Sommo Pontefice, come prescritto dalla Chiesa per la concessione delle indulgenze.

Nelle sacrestie delle sue chiese e cappelle si trova il nome del papa regnante, nonché quello del vescovo diocesano.

La FSSPX accoglie con piena sottomissione gli insegnamenti del papa quando questi sono conformi alla dottrina costante della Chiesa. Pertanto, aderisce pienamente alla condanna dell’aborto e della contraccezione, al divieto dell’ordinazione sacerdotale delle donne e al mantenimento del celibato sacerdotale.

La FSSPX non ha né un rifiuto sistematico di sottomettersi al papa e ai vescovi, né alcun desiderio di istituire una Chiesa parallela. La FSSPX rigetta categoricamente qualsiasi intenzione, volontà o spirito di scisma. Non è un partito “lefebvrista” o “tradizionalista”; si considera semplicemente cattolica, apostolica e romana.

La Fraternità ritiene tuttavia di avere il dovere di resistere quando le autorità ecclesiastiche cercano di imporre insegnamenti o pratiche che essa non può non riconoscere come contrari al costante magistero della Chiesa, ad esempio certi orientamenti recenti, come l’ammissione alla comunione dei divorziati risposati (“Amoris laetitia”), la benedizione delle coppie dello stesso sesso (“Fiducia supplicans”), la sinodalità, o varie dichiarazioni che relativizzano la regalità sociale di Cristo, l’unicità della Chiesa cattolica come mezzo di salvezza o il valore permanente della liturgia tradizionale.

Questa resistenza è circostanziale, temporanea e strettamente limitata ai punti in cui le autorità si discostano oggettivamente dalla dottrina consolidata.

Il giorno in cui le autorità ecclesiastiche torneranno incondizionatamente a insegnare e praticare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato, la Fraternità ha sempre affermato che i suoi vescovi, sacerdoti, fedeli, seminari, case religiose, chiese, cappelle e scuole saranno interamente a loro disposizione.

Nel frattempo, la FSSPX continua a credere che il miglior servizio che possa rendere alla Chiesa, al papa e ai vescovi consista proprio nel proseguire la sua opera, in completa fedeltà alla fede cattolica di tutti i tempi, in particolare attraverso le consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026, necessarie per la continuità del suo apostolato.

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