Dibattito sull’articolo di Radical Fidelity / 7. L’ipotesi sedevacantista e la nostra vita di fede
di Bernardo Del Rio
Caro Valli,
mi permetto di intervenire nel dibattito sul sedevacantismo alla ricerca della Verità. No, non ce l’ho in tasca, e non esporrò la mia denigrando quella di altri.
Ho letto con attenzione Radical Fidelity [qui] e parto dalla sua asserzione che penso accomuni tutti gli intervenuti sul fatto che il Concilio Vaticano II è stato un disastro. Chi pensa il contrario credo non frequenti il suo blog e sarebbe inutile confrontarsi.
Quello che mi è parso evidente è che tutti espongono la loro convinzione tendendo a farla coincidere con la Verità. In un certo senso è naturale anche per opinionisti «fai da te» quali siamo nella maggioranza dei casi; si legge, si studia per anni, si comprano libri con l’intento di arrivare alla comprensione della realtà distopica che è oggi la Chiesa cattolica per come si presenta. Poi ci sono gli specialisti, teologi, filosofi, canonisti che snocciolano di tutto e di più.
Nel mio piccolo mi è sembrato di poter aderire alle tesi espresse da Enrico Maria Radaelli che dimostra l’invalidità delle dimissioni di Benedetto XVI. Di conseguenza siamo in sede vacante dalla morte di Ratzinger. Non è di questo avviso l’ottimo don Curzio Nitoglia che comunque dopo anni passati nel sedevacantismo classico lo ha confutato. La FSSPX, recentemente scomunicata (forse lo sono anch’io dato che frequento la loro santa messa) accetta il papa ma contesta il Vaticano II e l’insegnamento degli ultimi papi.
In che tempo viviamo? Quello di Fatima certamente (il terzo segreto è stato rivelato per intero? Pare di no e riguarda l’apostasia nella Chiesa); quello di cui ha parlato san Pio, «Questi bimbi vedranno il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria!» ; quello della seconda lettera di san Pietro citata in un intervento; quello di cui ha parlato con sgomento Bruno Cornacchiola (nel libro di Saverio Gaeta «Il veggente, il segreto delle Tre Fontane», vedi articolo di Antonio Socci) sul futuro papa eretico; quello delle centinaia di articoli collezionati sul mio sito sull’apostasia della Chiesa, quello delle centinaia di articoli collezionati sull’ambiguità (possiamo dire ormai ereticità) del cardinale Prevost/Leone XIV.
Alla fine dove sta la Verità? Qualcuno se la sbriga appellandosi all’obbedienza, ma deve essere cieca? Monsignor Viganò rispondendo al professor Trabucco cita l’Aquinate: «…a Dio è assoluta, mentre alle autorità umane è subordinata e condizionata alla sottomissione dell’autorità umana (e dell’ordine impartito) all’autorità di Dio (II-II, 104, 4)».
Possiamo in questo mare magnum di pareri e sentenze scovare la Verità?
Ecco, mi sembra che la domanda sia mal posta. È la Verità, Cristo morto e risorto, che ha trovato noi. Lui: «Io sono la via, la verità e la vita».
Se in questo tempo non ci è permesso fare riferimento al magistero, al papa, ai vescovi dal Vaticano II in poi, che la sede sia vacante o non vacante per la vita di Fede poco cambia. Abbiamo 1963 anni in cui la Chiesa cattolica apostolica romana ha tramandato la Verità. Abbiamo i sacramenti e la santa messa. Novus ordo o vetus ordo? Per me la messa di sempre, ma possiamo gettare l’anatema sui milioni che vanno al novus ordo se Gesù vi ha compiuto miracoli eucaristici, confermando quindi la validità della transustanziazione?
Comunque, sulla questione sedevacantista mi sembra saggio ciò che don Curzio scrive nelle note dell’articolo citato: «L’ipotesi speculativa e “scolastica” (che non deve essere predicata ai semplici, con imprudenza, faciloneria e arroganza, come successe nel Seicento quanto al dogma della Predestinazione, ma va solo disputata tra teologi), della “sede formalmente vacante” poteva inizialmente avere “in linea di principio” un fondamento nella realtà, purtroppo il modo di agire dalla maggior parte dei “sedevacantisti” (che sono il principale avversario della “sede vacante”, facendone una conclusione dogmaticamente certa e vincolante e quindi un obbligo morale e canonico per tutti), li rende mal sopportabili, dacché pretendono di avere l’assoluta evidenza e certezza, il che li porta a “disprezzare tutti, tranne se stessi” e ad “imporre ai fedeli pesi insopportabili”. In realtà anch’essi sono vittime (se in buona fede, Dio solo lo sa) della crisi che ha sconvolto l’ambiente cattolico degli anni Sessanta, non sono i responsabili di essa e quindi non debbono essere combattuti quasi fossero il “nemico numero uno”, a condizione che rispettino gli altri e non si trasformino in “carnefici”, altrimenti non possono pretendere di essere rispettati a loro volta».
Padre Serafino Tognetti in una sua catechesi su «La seconda venuta di Cristo: la Parusia» si dice convinto (con san Pio quindi) che manchi poco (attenzione non è la fine del mondo, è la fine di questo tempo). Nell’attesa fiduciosa, non mi faccio stressare dal dubbio amletico sul sedevacantismo, resto con santa Giovanna d’Arco: «Se sto nell’errore, che Dio me ne liberi; se sono nella verità che Dio mi ci mantenga».
Viva Cristo Re!



