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Aparecida li lascia, Lourdes li toglie. I diversi destini dei mosaici legati a Rupnik

Nel Santuario nazionale di Aparecida, in Brasile, è stata completata l’installazione dei grandi mosaici realizzati dal Centro Aletti e legati a Marko Ivan Rupnik, ex membro della Compagnia di Gesù espulso nel 2023 a seguito delle accuse di abusi sessuali compiuti negli anni verso diverse religiose ed emersi a partire dal 2021.

Il ciclo di mosaici si chiama “Percorso biblico” e riveste la facciata Ovest della basilica, dedicata all’Apocalisse, alla seconda venuta, al Giudizio universale e alla vittoria di Dio sul male.

L’opera di quasi quattromila metri quadrati è stata realizzata da trentanove artisti del Centro di studi e ricerche Enzo Aletti di Roma. Sono state utilizzate pietre provenienti da Brasile, Italia, Grecia e Afghanistan.

Poiché il Centro Aletti è stato diretto da Rupnik fino al 2020 (ora la guida è passata alla teologa laica Maria Campatelli), immancabili sono arrivate le domande: portare avanti o no un progetto legato alla figura di Rupnik? La decisione è stata di andare avanti, in contrasto con quella presa a Lourdes, dove i mosaici realizzati da Rupnik per la basilica di Nostra Signora del Rosario sono stati coperti in occasione della prossima visita di Leone XIV e resteranno coperti anche in seguito, su decisione del vescovo Jean-Marc Micas, in segno di rispetto per le vittime degli abusi.

Da segnalare che anche nella nunziatura di Parigi, dove il papa pernotterà il 25 e 26 settembre, c’è una cappella decorata da Rupnik (del resto ce n’è una pure in Vaticano). E così le opere del controverso ex gesuita, in un modo o nell’altro, saranno presenti nel viaggio papale.

Nel 2024 i Cavalieri di Colombo hanno preso una decisione analoga a quella di Lourdes disponendo la copertura dei mosaici presenti nel Santuario nazionale San Giovanni Paolo II di Washington e nella cappella della Sacra Famiglia presso il loro quartier generale di New Haven, nel Connecticut. In entrambi i casi, la scelta è stata motivata con la necessità di dimostrare attenzione pastorale nei confronti delle persone che si riconoscono nelle denunce rivolte all’ex gesuita.

Sempre nel 2024 i cardinale Seán O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, ha inviato una lettera ai responsabili dei dicasteri della Curia romana chiedendo, per prudenza pastorale e per rispetto delle vittime, di evitare l’uso di opere dell’artista sloveno negli spazi istituzionali vaticani. E l’anno dopo sia Vatican News, portale informativo della Santa Sede, sia il sito del Dicastero per la comunicazione hanno rimosso le immagini dei mosaici di Rupnik che illustravano articoli e notizie sulle celebrazioni del calendario liturgico.

Alla vicenda del religioso sloveno sarà dedicato l’incontro “La Chiesa di Leone XIV nella strettoia del caso Rupnik”, in programma al Collegio San Carlo di Modena il 25 settembre, con interventi di Ludovica Eugenio, Stefano Feltri, Roberto Maier, Paolo Mondani e Federica Tourn.

In un comunicato dello scorso 22 luglio il Vaticano ha dichiarato che le voci sull’assoluzione di Rupnik sono “del tutto infondate” e che il processo canonico sta andando avanti. I giudici stanno esaminando le prove fornite dalle diocesi, dai gesuiti, dalle presunte vittime e dai resoconti dei media.

Le storie di Gloria, Mirjam, Samuelle e altre suore che si sono ribellate agli abusi dentro la Chiesa sono raccontate nel libro “Stupori sacri” dell’avvocata Laura Sgrò, che assiste alcune delle religiose ed è stata intervistata qui da “Duc in altum”.

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Nella foto [OSV News], le operazioni di copertura dei mosaici nel santuario di Lourdes

 

 

Aldo Maria Valli:
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