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Chiesa in uscita (di testa) / 42

Il 4 settembre 2026 a Roma, nella sede della Curia generalizia della Compagnia di Gesù, duecento persone si sono riunite per il primo convegno nazionale su “Buone pratiche di pastorale con persone omoaffettive e transgender”, e per l’occasione un vescovo, che è anche vicepresidente Cei, ha sostenuto che occorre passare da una “pastorale organizzativa” a una “pastorale generativa”, incentrata sull’inclusione e sull’accoglienza.

Al convegno, al quale hanno partecipato alcuni altri vescovi nonché rappresentanti di Azione Cattolica, Scout cattolici, universitari cattolici, focolarini e Comunità di vita cristiana, lo stesso vescovo ha voluto ricordare il suo precedente incontro giubilare con cattolici omosessuali e transgender descrivendolo come un'”esperienza epifanica” e ha detto: “Mi sono convertito.”

Di qui l’esortazione rivolta alla Chiesa tutta, perché si lasci trasformare.

Il Catechismo ricorda che le persone che manifestano inclinazioni omosessuali devono essere trattate con “rispetto, compassione e sensibilità” e protette da ogni discriminazione, ma non evita di sottolineare che gli atti omosessuali, in quanto intrinsecamente disordinati, non possono mai essere approvati.

Ufficialmente il Catechismo non è stato abolito, ma è chiaro che, alla luce di certe dichiarazioni, va superato.

Una volta era la Chiesa che chiedeva il cambiamento attraverso la conversione. Ora è la Chiesa che deve convertirsi.

E al piano di sotto qualcuno ride a crepapelle.

Aldo Maria Valli:
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