Il giacobino Prevost. Che però non è il primo papa in linea con la Révolution
di Martino Mora
Durante il viaggio in Francia, dopo avere elogiato l’Umanesimo, il Rinascimento, l’Illuminismo e i diritti umani, Leone XIV ha anche affermato: “Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplici parole incise sui frontoni dei vostri edifici pubblici, ma rimandano a esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione”.
Tutta la modernità dall’Umanesimo in poi, Illuminismo compreso, è per Prevost quindi buona a prescindere, e anche la triade rivoluzionaria che ispirò il massacro dei preti fedeli alla Chiesa e lo sterminio della Vandea cattolica merita la sua benedizione. Manca solo la ghigliottina.
Prevost, papa della Rivoluzione, per quanto scellerato, è del resto in buona compagnia.
Giovanni Paolo II nel suo viaggio in Francia del 1980, infatti, affermò: ”Che cosa non hanno fatto i figli e le figlie della vostra nazione…per esprimere l’uomo mediante la formulazione dei suoi diritti inalienabili! Si conosce il posto che l’idea di libertà, di uguaglianza e di fraternità tiene nella vostra cultura, nella vostra storia. Al fondo ci sono idee cristiane” (Parigi, 1giugno 1980).
E nel viaggio in Francia del 1996, sempre Wojtyla affermò: “Che la vostra nazione rimanga accogliente… che contribuisca a far progredire incessantemente gli ideali di libertà, uguaglianza fraternità che essa ha saputo presentare al mondo!” (Parigi, 22 settembre 1996).
Insomma, i papi modernisti negli ultimi decenni hanno esaltato le idee del 1789, come atto di nascita della modernità politica da essi amata.
Eppure – come “Duc in altum” ha ricordato qui e qui – le idee del 1789 erano state condannate dal papa dell’epoca, Pio VI, e poi da Gregorio XVI, da Pio IX, da Leone XIII, da San Pio X e da Benedetto XV.
Evidentemente per Prevost, per Wojtyla e per gli altri papi conciliari i loro predecessori erano degli idioti.
E ancora più idioti i preti che morirono per difendere la loro fede, e pure i Vandeani e gli Insorgenti che combatterono fino alla morte per opporsi alla tirannica triade rivoluzionaria anticristiana,
Con luciferina lucidità il cardinale belga Leon Joseph Suenens definì il Concilio Vaticano II, del quale fu uno dei grandi protagonisti, come “il 1789 nella Chiesa”.
Dal Vaticano II in poi abbiamo infatti avuto solo papi sostenitori dell’89, antropocentrici, secolarizzati, rivoluzionari, modernisti, sostenitori paramassonici della triade liberté, égalité, fraternité. Cioè di quel processo individualistico-egualitario, espressione dello spirito borghese, che ha lentamente corroso, indebolito e poi distrutto la nostra civiltà.
Papi umanitari, più che cattolici, asserviti allo spirito borghese, massonico, profano, materialista e dissacratore.
Papi traditori di quei principi trascendenti e sacrali che avrebbero dovuto difendere.
Papi che hanno distrutto la Chiesa un po’ alla volta. Complici di quei poteri e di processo storico nichilista e sovversivo che stanno lentamente, colpo dopo colpo, dissolvendo la Chiesa e la nostra civiltà.



