Tra i ventiquattro nuovi membri della Commissione teologica internazionale ci sono alcuni nomi da segnalare.
È il caso di Sara Parvis, da tempo a favore dell’ordinazione delle donne al diaconato. “Il ripristino del diaconato per le donne – sosteneva in un saggio del 2024 – offrirebbe una vocazione nuova e particolarmente ecclesiale, a prescindere dal fatto che sia o meno associata alla vocazione alla vita religiosa”.
Un’altra nominata, Claudia Leal Luna, docente presso il Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia, è convinta che l’insegnamento della Chiesa sulla morale necessita di un aggiornamento per essere in linea con la società e con la biologia.
Secondo Luna il dialogo della Chiesa cattolica con il pensiero moderno sulla sessualità è carente: “La morale sessuale della tradizione cristiana deve ancora compiere alcuni passi avanti in linea con la filosofia, la psicologia, la sociologia e persino la biologia degli ultimi decenni”.
Un altro neonominato, il teologo austriaco Jan-Heiner Tück, è noto per le sue critiche all’insegnamento cattolico su omosessualità e celibato clericale.
In compenso la Commissione è molto attenta all’ecologia. Ha infatti pubblicato un testo sulla questione ecologica (“Prendersi cura della nostra Casa comune. Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”) in cui auspica la conversione ambientale e la fraternità tra le diverse fedi per affrontare le problematiche climatiche.
Il documento arriva a descrivere l’Eucaristia come una “scuola ecologica” da cui emana “una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica di cui, come famiglia umana, abbiamo urgente bisogno”.
Non c’è da stupirsi di queste dichiarazioni. Tutto è possibile quando si è Chiesa in uscita (di testa).