di Fabio Battiston
Ormai parecchio tempo fa – analizzando i primi demoniaci assalti che, dall’interno, venivano portati a una chiesa cattolica militante non ancora consapevole dell’incombente tragedia – pensavo ad alta voce: “È solo l’inizio della fine”. Oggi, a un quarto di secolo di distanza, posso disperatamente affermare che il processo di disgregazione/sostituzione è ufficialmente chiuso: siamo giunti al suo termine o, se preferite, alla fine della fine, quella cioè che apre al nuovo inizio.
È un drammatico momento che stiamo vivendo proprio in questi giorni di fine ottobre dell’anno del Signore 2026. Ad Assisi ci stanno offrendo l’immagine e la sostanza del trionfo della nuova religione universale, rappresentata dall’unione sincretistica (e demoniaca) di tutte le principali “fedi” del pianeta.
L’incontro, purtroppo inventato e realizzato per la prima volta quarant’anni fa da Giovanni Paolo II (piccola provocazione: forse è per questo che l’hanno fatto santo?) è oggi divenuto adulto. Non più un tavolo circolare, simbolo di una brutale ed eretica negazione del primo comandamento. No, oggi quel tavolo si è trasformato in una sede permanente nella quale un nuovo soggetto spirituale, una nuova “religio” incarnata su istanze neopagane – definisce progetti, imposta programmi, stabilisce regole, canoni e procedure su cui incardinare l’esistenza di una nascente umanità: quella adorante il nuovo Olimpo!
Eccolo il rinascente monte degli dei (e degli idoli) tutti pienamente degni di rispetto, così come prescriveva la Roma imperiale. E con gli dei ecco le loro fedi e chiese tutte indistintamente capaci, in perfetta uguaglianza, di condurre all’essere supremo.
Questo trionfo si celebra all’insegna di una fantomatica pace universale (e prettamente umana) che, una volta conseguita, consentirà ai fratelli tutti di prendersi per mano – ognuno col suo simbolo di fede ormai intercambiabile – e camminare su una strada lastricata di “buone intenzioni”. Una strada che attraverserà una Madre Terra finalmente risanata dalla conversione ecologica e liberata da ogni tetra ossessione di condanne eterne per scontare comportamenti e peccati che, in fondo, sono solo scelte personali da rispettare e per le quali – in ogni caso – interverrà il misericordioso colpo di spugna del Grande Purificatore.
Manca solo una cosa, o meglio un personaggio, per completare degnamente il macabro sabba in svolgimento ad Assisi: una bella vestale; una novella Rea Silvia chiamata a presiedere (dopo l’approvazione degli islamici, s’intende) la liturgia finale di adorazione dei nuovi dei. Questo – signore, signori e signor* – è ciò che resta della chiesa militante che un tempo fu cattolica, apostolica e romana. Auguri vivissimi a chi intende ancora restarci dentro.