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McCarrick architetto dello sciagurato accordo Cina-Vaticano

Cari amici di Duc in altum, vi propongo il mio più recente intervento per la rubrica La trave e la pagliuzza in Radio Roma Libera.

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A integrazione di quanto spiegato da monsignor Carlo Maria Viganò nell’intervista a Marco Tosatti pubblicata sabato 25 luglio sulle coperture di cui l’ex cardinale McCarrick ha goduto ad altissimi livelli nella gerarchia della Chiesa cattolica, ritengo utile riflettere su un articolo di Stephen Wynne, tratto da Church Militant, sul ruolo decisivo di McCarrick, in particolare, negli accordi tra Vaticano e Cina, con i quali la Santa Sede ha svenduto la libertas Ecclesiae creando un pericolosissimo precedente.

“Per due decenni Theodore McCarrick ha contribuito a gettare le basi per l’accordo del 2018 tra Cina e Vaticano che riconosce i vescovi nominati dai comunisti”. Scrive così Stephen Wynne ricostruendo il ruolo dell’ex porporato in quanto ambasciatore ombra.

Fu a partire dagli anni Novanta che McCarrick, allora arcivescovo di Newark, iniziò a visitare la Cina in veste “non ufficiale” per sostenere il programma di riconciliazione. Poi, nel decennio successivo, fu il primo cardinale occidentale a mettere piede in Cina dal 1951, quando i legami diplomatici furono recisi a causa della politica assunta da Pechino per porre fine all’autorità papale sulla Chiesa cattolica in Cina.

Durante ben otto viaggi in Cina, McCarrick incontrò sia i capi dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi sia la Conferenza episcopale della Chiesa cattolica in Cina, organismo non riconosciuto dal Vaticano.

In occasione di almeno due visite, McCarrick fu ospite in un seminario gestito dai comunisti a Pechino. Il vicerettore, padre Shu-Jie Chen, era chiaramente fedele al Politburo, non al Magistero di Roma, tanto che, secondo un rapporto di Christopher Sandrolini, vicecapo missione dell’ambasciata americana presso la Santa Sede, padre Chen “minimizzò la persecuzione della Chiesa sotterranea”, definendo i fedeli cattolici cinesi “non istruiti” e “anziani”. Sandrolini notò inoltre che Chen sembrava “non preoccuparsi” del fatto che “l’evangelizzazione non fosse un’opzione per il personale religioso ufficiale”.

Quando McCarrick visitò la Cina per l’ultima volta, nel 2016, descrisse il vertice con le autorità comuniste come un incontro tra “vecchi amici”. E tra i “vecchi amici” di McCarrick c’era Aloysius Jin Luxian, un “vescovo” dell’Associazione patriottica cattolica cinese sostenuta dai comunisti, in sostanza una falsa chiesa, o una contro-chiesa comunista cinese.

Jin era un forte sostenitore del compromesso vaticano con i comunisti. Nel 1985 accettò l’ordinazione come vescovo senza l’approvazione del Vaticano, in violazione del diritto canonico, e svolse un ruolo importante nella guida dell’Associazione patriottica. Finché nel 2005 fu nominato amministratore apostolico del fedele vescovo di Shanghai, Joseph Fan Zhongliang.

McCarrick fu costretto a ritirarsi dal suo lavoro diplomatico nel 2011, quando papa Benedetto lo sanzionò a causa degli abusi sessuali seriali su seminaristi e minori, ma riemerse come ambasciatore non ufficiale del Vaticano nel 2013 quando, a pochi mesi dall’inizio del suo pontificato, papa Francesco di fatto revocò le sanzioni imposte da Benedetto.

A quel punto, sebbene Pechino non mostrasse urgenza nel risolvere o migliorare le relazioni con il Vaticano, McCarrick iniziò a sondare il presidente cinese, Xi Jinping, in vista di nuovi accordi.

In una dichiarazione del febbraio 2016 al The Global Times, McCarrick sostenne che sotto la guida di Xi l’ostilità comunista nei confronti della Chiesa cattolica sotterranea del paese era solo un ricordo del passato. Disse: “L’atteggiamento maoista nei confronti delle religioni è cambiato. Per questo motivo, potrebbero esserci ulteriori cambiamenti in futuro, per consentire alla Cina di sviluppare la propria vita religiosa in modo positivo e salutare”.

McCarrick espresse la speranza che Xi potesse essere persuaso a lanciare “una nuova epoca nella storia” delle relazioni con il Vaticano, e suggerì che le somiglianze tra Xi e papa Francesco potessero essere “un dono speciale per il mondo”. Dichiarò: “Vedo accadere molte cose che potrebbero davvero aprire molte porte, perché il presidente Xi e il suo governo hanno le stesse preoccupazioni di papa Francesco” e una mentalità simile circa questioni come “la cura dei poveri, degli anziani, dei bambini, della nostra civiltà e soprattutto dell’ecologia”.

A proposito di bambini, McCarrick rimase però silenzioso sui quasi 350 milioni di aborti effettuati in Cina dall’introduzione della Politica del figlio unico nel 1979.

I fedeli cattolici cinesi non hanno mai preso sul serio l’idea che il presidente Xi sia un comunista più umano e gentile degli altri e hanno implorato la Santa Sede di non cedere il controllo della Chiesa alle autorità di Pechino, ma i loro messaggi sono rimasti senza risposta. A tal punto che il Vaticano nel settembre 2018 ha sottoscritto con Pechino un accordo che riconosce i vescovi comunisti, permettendo così al governo di avere un’influenza molto maggiore di quella mai avuta sulla Chiesa. E prontamente i comunisti cinesi hanno usato l’accordo come copertura per intensificare la persecuzione nei confronti dei cattolici clandestini fedeli a Roma. Infatti, dalla firma dell’accordo in poi i comunisti cinesi hanno lanciato un assalto a tutto campo alla Chiesa sotterranea, arrestando sacerdoti, bruciando Bibbie, costringendo le chiese a rimuovere croci e icone e abbattendo santuari e luoghi di pellegrinaggio.

A.M.V.

Fonte: churchmilitant.com

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