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I quaranta santi martiri inglesi e gallesi che dissero no allo scisma anglicano

Nei giorni in cui Aiuto alla Chiesa che soffre presenta il suo ottavo rapporto da cui emerge l’aumento esponenziale degli atti di violenza contro i cristiani – e il tragico record lo si tocca in Nigeria con 7.600 fedeli uccisi tra gennaio 2021 e giugno 2022 –, la giornalista Giuliana Vittoria Fantuz pubblica per le Edizioni Ares Inghilterra di sangue (pp. 312, euro 20). È la storia dei quaranta martiri inglesi e gallesi uccisi a causa dello scisma anglicano nei secoli XVI e XVII, canonizzati nel secolo scorso.

Le persecuzioni e il dramma della sofferenza dei cristiani accompagnano l’intero arco della storia della Chiesa che nasce sotto la croce di Gesù sul Golgota, ma non è mai mancata la testimonianza di tanti che con coraggio hanno dato la vita nel suo nome, nella certezza che l’esistenza trova compimento altrove. Così è stato per i quaranta martiri d’Oltremanica, le cui storie emblematiche sono rimaste finora quasi del tutto sconosciute in Italia.

Il 25 ottobre 1970, papa Paolo VI canonizzò quaranta martiri che offrirono la vita per custodire la fede cattolica in Inghilterra e Galles tra il 1535 e il 1681. Quando il suo predecessore Clemente VII non acconsentì al desiderio di Enrico VIII di divorziare dalla regina Caterina d’Aragona, il re si fece capo della Chiesa e costrinse i sudditi ad accettare il suo nuovo ruolo. Cominciò così il tentativo di sradicare la fede cattolica nelle isole britanniche: centinaia di laici, sacerdoti e religiosi furono torturati e giustiziati. Ancora oggi non se ne conosce il numero esatto.

Di questa tragica vicenda quasi non si parla nei libri di storia. E, generalmente, la regina Elisabetta I, fondatrice della Chiesa d’Inghilterra, è presentata come custode del bene dei sudditi. Nei fatti, la popolazione divenne anglicana lentamente e dolorosamente, subendo persecuzioni e ingiustizie imposte con editti e leggi anche sotto i successivi regni da Giacomo VI a Carlo II, passando per il regime di Cromwell.

A quasi cinquecento anni dalla loro eroica morte, osserva l’Autrice, questi santi sono tuttora segno di speranza e ci rinnovano per il loro esempio l’invito del grande pensatore francese Blaise Pascal: «Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo; non bisogna dormire durante questo tempo».

Giuliana Vittoria Fantuz, laureata in Lingue e letterature straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è giornalista e scrittrice. Fra i suoi saggi di carattere storico si segnalano, per la Libreria Editrice Vaticana, gli studi sulla mistica Giuliana di Norwich, il papa Innocenzo XI e il beato Marco d’Aviano.

Per questo volume, si è avvalsa per la prefazione dei contributi di monsignor Robert Byrne, vescovo di Hexham e Newcastle, e del patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, affidando la conclusione a Maurizio Giammusso, della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, e a Philip Whitmore, già rettore del Venerabile collegio inglese di Roma.

 

 

Aldo Maria Valli:
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