Superare l’orgoglio nazionale? Una discutibile preghiera
di Beatrice Gobbo
Gentile e stimato Valli,
scrivo da Trieste. Vado alla messa, novus ordo, e a un certo punto faccio un sobbalzo (credo abbastanza visibile a chi mi sta vicino) sulla panca.
Preghiera dei fedeli: “Aiuta i governanti a superare ogni egoismo e orgoglio nazionale, lavorando con impegno al bene dell’intera comunità umana. Noi ti preghiamo.”
Superare l’orgoglio nazionale? Strabuzzo gli occhi: perché mai l’orgoglio nazionale dovrebbe essere in contrasto con l’impegno per il bene comune di tutti? Lasciando stare le grevi assonanze tra intera comunità umana e fraternità universale, sarebbe quindi peccato essere orgogliosi di essere italiani?
Vede, mio padre è un esule istriano che negli anni Cinquanta da bambino scappò a Trieste con la sua famiglia per restare italiano anche lontano dalla sua casa e da tutti i parenti che non ebbero la possibilità di partire da Albona, ormai la jugoslava Labin. Direi che l’italianità se l’e sudata, e pur non essendo governante di alcunché (casomai capofamiglia, ed è già un bel daffare) non credo abbia nessun motivo per “superare l’orgoglio nazionale”, peraltro trasmesso a me e a mia sorella che a nostra volta passiamo il testimone ai nostri cinque figli.
Mi dica, caro Valli, ho forse frainteso la preghiera? Fatto sta che, al “noi ti preghiamo”, mi è proprio venuto spontaneo rispondere con tutto il cuore: “Venga il Tuo regno, Signore” con tre punti esclamativi alla fine!
Ho chiesto lumi sul significato della preghiera direttamente al direttore responsabile delle edizioni che distribuiscono il foglietto della messa.
Casomai rispondesse, le faccio sapere.



