Padre Pio nelle parole di Gesù a Madre Maria Francesca Foresti / 2
Proseguiamo con la pubblicazione di estratti del testo di don Attilio Negrisolo su Padre Pio. Qui la prima parte.
Leone Serenissimo
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La storia di Padre Pio è storia di fatti straordinari, a non finire: stigmate, transverberazione, bilocazione, ipertermie, scrutazione di cuori, profezie, aromi di paradiso e storie di guarigioni miracolose. Ancora è storia di conversioni clamorose, di folle pellegrinanti al suo convento da tutto il mondo; ed è anche storia di persecuzioni incredibili, mentre operava solo per far trionfare nelle anime l’amore a Dio e al prossimo, realizzando una catena di opere sociali.
Ma è pure storia di guerre, di assalti, di persecuzioni da parte di Satana e di tutto l’inferno contro Padre Pio, e contemporaneamente di vittorie e trionfi di Padre Pio contro tutti i demoni. Ascoltandone la storia com’è descritta da Padre Pio, sintesi più completa non può essere data diversa da quella data da Gesù: veramente Padre Pio è stato una fortezza inespugnabile per tutta la vita davanti a tutti gli assalti, le guerre, le insidie, le persecuzioni scatenategli contro da Satana e dagli uomini, suoi alleati. Padre Pio alla fine della vita diceva: “Sento in me una forza da annientare lo stesso inferno”.
Satana cominciò a perseguitare Padre Pio fin dalla culla. Padre Pio ne è stato il testimone, il rivelatore. A cinque anni, come godeva delle visioni di Gesù, della Madonna e dell’Angelo custode, così già era combattuto dal demonio.
Siamo alla fine di dicembre del 1902: Padre Pio non era ancora entrato in convento, aveva quindici anni e sette mesi. Era un adolescente, ma con una forza morale paragonabile a quella di san Michele Arcangelo quando, all’origine dei tempi, sconfisse Satana e tutto l’inferno. Padre Pio era già “fortezza inespugnabile”, tale è stato per tutta la vita. Padre Pio scrive in terza persona così ai suoi direttori spirituali: «Mentre un giorno stava meditando sopra la sua vocazione e di come risolversi per dare un addio al mondo e dedicarsi interamente a Dio in un sacro recinto, subitamente rapito dai sensi è portato a guardare con l’occhio dell’intelligenza oggetti diversi da quelli che si vedono con gli occhi del corpo. Si vide al suo fianco un uomo maestoso di una rara bellezza, splendente come il sole. Questi lo prese per mano e si sentì dire da lui: “Vieni con me, perché ti conviene combattere da valoroso guerriero”. Lo condusse in una spaziosissima campagna. Qui vi erano una gran moltitudine di uomini divisi in due gruppi. Da una parte vide uomini di volto bellissimo e ricoperti di vesti bianche, candide come la neve e, dall’altra parte, che era il secondo gruppo, vide uomini di orrido aspetto e vestiti di abiti neri a guisa di ombre oscure. Fra questi due gruppi di personaggi vi era in mezzo un grande spazio e qui venne collocata quest’anima dalla sua guida. Se ne stava quest’anima tutta intenta ad ammirare questi due gruppi di uomini, quando all’improvviso avanzò in mezzo a quello spazio che divideva i due gruppi un uomo di smisurata altezza da toccare con la fronte le nuvole; il di lui volto sembrava quello di un etiope, tanto che era orrido. A tal vista la povera anima si sentì tutta sconcertata, sentì che la vita le si era arrestata. Quello strano personaggio si avanzava sempre più alla sua volta; la sua guida che era da canto le disse che con quell’individuo doveva ella battersi. A tali parole la poverina impallidì, tremò tutta ed era sul punto di cadere tramortita per terra tanto era il terrore che in se stessa aveva sperimentato. La guida la sostenne per un braccio e quando si ebbe la poverina riavuta un po’ dallo spavento, si volge alla sua guida pregandola a volerla risparmiare dall’esporla al furore di quello strano personaggio, perché diceva di essere così forte da non bastare per atterrarlo neppure le forze di tutti gli uomini uniti insieme. “Vana è ogni resistenza, con questi ti conviene azzuffarti. Fatti animo: entra fiducioso nella lotta, avanzati coraggiosamente che io ti starò vicino; io ti aiuterò e non permetterò che egli ti abbatta; in premio della vittoria che ne riporterai ti regalerò una splendida corona che ti fregerà la fronte”. La poverina si fa animo, entra in combattimento con quel formidabile e misterioso personaggio. L’urto fu formidabile, ma mediante l’aiuto che le veniva prestato dalla guida, che mai si distaccò da lui, alla fine lo supera, lo abbatte, lo vince e lo costringe alla fuga.
La guida allora, fedele alla promessa, estrae da sotto le sue vesti una corona di rarissima bellezza, che vano sarebbe di poterla descrivere e gliela pone in testa; ma subito se la ritira dicendo: “Un’altra più bella ne tengo per te riserbata se tu saprai bene lottare con quel personaggio col quale or ora hai tu combattuto. Egli ritornerà sempre all’assalto per rifarsi dell’onore perduto; combatti da valoroso e non dubitare del mio aiuto. Tieni ben aperti gli occhi perché quel personaggio misterioso si sforzerà di agire contro di te per sorprenderti. Non ti spaventi la di lui molestia, non aver paura della di lui formidabile presenza, rammentati di quanto ti ho promesso: Io ti sarò sempre vicino, io ti aiuterò sempre, affinché tu riesca sempre a prostrarlo”. Vinto che fu quell’uomo misterioso, tutta quella gran moltitudine di uomini di orrido aspetto si pose in fuga fra urli, imprecazioni e grida da stordire, mentre si sprigionava dai petti di quell’altra moltitudine di uomini di vaghissimo aspetto voci di applauso e di odi verso quell’uomo splendido e luminoso più del sole, che aveva assistito così splendidamente in sì aspra battaglia la povera anima».
Così finì la visione. Il Signore il significato di questa simbolica visione volle manifestarglielo con un’altra visione pochi giorni prima che entrasse in religione: «Era il giorno della Circoncisione del Signore, cinque giorni innanzi della di lei partenza dalla casa paterna. Si era già comunicata e mentre se ne stava in trattenimento col suo Signore, fu istantaneamente investita da una luce soprannaturale interiore. Per mezzo di questa luce purissima fulmineamente comprese che la di lei entrata in religione per dedicarsi al servizio del Celeste Monarca, altro non era che di esporsi alla lotta con quel misterioso uomo d’inferno con il quale aveva sostenuto la battaglia e la visione precedentemente avuta. Comprese ancora, e questo volse a rincuorarla, che sebbene i demoni sarebbero stati presenti ai di lei combattimenti per ridersi delle di lei sconfitte, dall’altro lato non vi era da lei paura perché ai di lei combattimenti avrebbero assistito gli angeli suoi per applaudire la sconfitta di Satana. E gli uni e gli altri erano simbolizzati nei due gruppi di uomini che aveva visto nell’altra visione. Comprese inoltre che il nemico, con il quale doveva battersi, sebbene era terribile, pur non doveva temere, perché lui stesso, Gesù Cristo figurato in quell’uomo luminoso che le aveva fatto da guida, la avrebbe assistita e sempre le sarebbe stato da vicino per aiutarla e premiarla in paradiso per le vittorie che ne avrebbe riportato, purché, affidata a lui solo, avesse combattuto con generosità».
A sedici anni non compiuti Padre Pio era già un gigante nella lotta contro Satana e tutto l’inferno. Siamo al primo gennaio del 1903. Sono i tempi della grande chiamata di Padre Pio in cui Gesù confidò a Padre Pio l’“altissima missione” a cui l’aveva destinato e gli indicò la via che doveva percorrere per realizzarla, la santità: «Santificati e santifica», gli disse Gesù.
Padre Pio era già al sommo della santità, tanto che parlando della sua vita, nel 1953, definisce gli anni dal 1903 al 1953 anni di vita “confitto alla Croce di Cristo”.
Era la compiacenza del cielo, tanto che così descrive l’ultima notte da lui passata prima di entrare in convento a Morcone, il 6 gennaio 1903: «La notte, l’ultima che passava con i suoi, il Signore venne a confortarla con un’altra visione. Vidi Gesù e la Madre sua che in tutta la loro Maestà presero ad incoraggiarla ed assicurarla della loro predilezione. Gesù, infine, le posò una mano sulla testa e tanto bastò per renderla forte nella parte superiore dell’anima, da non farle versare neppure una lacrima nel doloroso distacco, nonostante il doloroso martirio che la straziava nell’anima e nel corpo». È fondamentale aver presente questo quadro per capire la guerra scatenata da Satana contro Padre Pio, durante tutta la sua vita. Così la descrive Padre Pio: «Anche durante le ore di riposo il demonio non lascia di affliggermi l’anima in vari modi (…) Mi trovo nelle mani del demonio che cerca di strapparmi dalle mani di Gesù»; «Quante guerre mi muove Satana. In certi momenti poco manca che non mi vada via la testa per la continua violenza che debbo farmi. Quante lacrime, quanti sospiri elevo al cielo per esserne liberato»; «Il demonio mi vuole per sé ad ogni costo. Per tutto ciò che sto soffrendo, se fossi men che cristiano, mi crederei al certo di essere invasato».
Ma ecco la storia delle vittorie su Satana: «Il demonio continua a muovermi guerra e sventuratamente non accenna a darsi per vinto»; «Nel pregare ai piedi di Gesù sembrami di non sentire affatto né il peso della fatica che faccio per vincermi, allorché sono tentato e né l’amaro dei dispiaceri»; «Ho Gesù con me. Di chi potrò temere?»; «In questi giorni il diavolo me ne fa di tutti i colori. Me ne sta facendo quante più ne può… Questo infelice raddoppia tutti i suoi sforzi a mio danno. Ma di niente ho paura se non dell’offesa a Dio. Tutti i brutti fantasmi che il demonio mi va introducendo nella mente, spariscono tutti, allorché fiducioso mi abbandono nelle braccia di Gesù e di Maria«; «Ecco: il comune nostro nemico seguita a muovermi guerre e finora non ha dato segno alcuno di volersi ritirare e darsi per vinto. Egli mi vuole perdere ad ogni costo… Ma molto sono obbligato alla comune nostra madre Maria nel respingere queste insidie del nemico».
Gli è facile la vittoria su Satana: «Respingo le calunniose insidie del tentatore con una facilità tale da non sentire né noia né stanchezza».
La facilità nel combattere e battere Satana gli diventa sempre più facile: «Gesù continua a stare con me e non ancora mi ha lasciato, poiché la facilità nel respingere le tentazioni si va sempre più facilitando». Tutto il paradiso era con lui: «Barbablù non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare con i suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro, e quello che è peggio con le sue proprie forme. Chissà quante volte mi ha gettato dal letto trascinandomi per la stanza… Ma pazienza! Gesù, la Mammina, l’Angelo, san Giuseppe e san Francesco sono quasi sempre con me».
Gesù e i santi lo rinfrancano: «Barbablù poi con molti dei suoi pari, ad eccezione del mercoledì, non cessa di battermi, sarei per dire a morte; ma il Signore Iddio con gli altri Nobili e celesti personaggi con le loro frequenti visite mi rinfrancano tutto. Viva Gesù, ripetiamo sempre». «La guerra si fa sempre più barbara». Ma Gesù lo fortifica: «Me ne stavo ancora a letto, allorché fui visitato da quei cosacci che mi picchiarono così barbaramente che ritengo come grazia ben grande l’aver potuto sopportare ciò senza morirne… Ma il Gesù che permise a Barbablù di trattarmi in tal modo, non mancò dopo di consolarmi e fortificarmi nello spirito».
Padre Pio deride Satana, lo umilia, lo disprezza: «L’altra notte la passai malissimo. Quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto fino alle cinque del mattino, non fece altro che picchiarmi continuamente. Molte furono le diaboliche suggestioni che mi poneva davanti alla mente; pensieri di disperazione e di sfiducia verso Dio. Ma viva Gesù, poiché io mi schernii col ripetere a Gesù: “Vulnera tua merita mea”».
Non solo si beffa del diavolo, ma arriva a godere di tanti tormenti e persecuzioni, guerre e tentazioni di ogni genere: è felice perché può patire per Gesù per salvare anime. «Mi minaccia che se mi ostinerò a non dargli retta, farà cose con me che mente umana non potrà immaginare!»; «Mi sento debole assai, è vero, ma non per questo io temo. Credete pure che della sofferenza me ne faccio una felicità».
Padre Pio racconta le vittorie schiaccianti su Satana: «Barbablù vorrebbe perdermi ad ogni costo. Sta mettendo su tutte le sue diaboliche arti. Ma rimarrà schiacciato. L’angiolino me lo assicura, ed il paradiso è con noi». Padre Pio ride in faccia al diavolo, lo disprezza, se ne beffa: ha la vittoria in pugno.
«Incominciarono il loro assalto con rumore indiavolato, e sebbene nulla vedessi in principio, capii però da chi era prodotto questo sì tanto rumore; e tutt’altro che spaventato, mi preparai alla battaglia con beffardo sorriso sulle labbra verso costoro. Allora sì che mi si presentarono sotto le più abominevoli forme e per farmi prevaricare cominciarono a trattarmi in guanti gialli; ma, grazie al cielo, li strigliai per bene, trattandoli per quel che valgono. Ed allorché videro andare in fumo i loro sforzi, mi si avventarono addosso, mi gettarono a terra e mi bussarono forte forte, buttandomi per aria guanciali, libri, sedie, emettendo in pari tempo grida disperate e pronunciando parole estremamente sporche». Padre Pio stesso dichiara che non sa numerare le sue vittorie su Satana: l’ha sempre vinto. «Allorché mi metto a considerare le grandi battaglie, superate con il divino aiuto, sopra il demonio, ne conto tante da non potersi numerare. Chissà quante volte, se Lui non mi avesse steso la mano, la mia fede avrebbe vacillato, la mia speranza, la mia carità venuta meno, il mio intelletto si sarebbe oscurato, se Gesù, Sole eterno, non mi avesse illuminato! Riconosco essere tutto opera del suo amore infinito. Nulla Egli mi ha negato, anzi tengo a dichiarare che mi ha dato più di quello che gli ho domandato».
Tanti i fini per cui Gesù ha permesso che Satana tormentasse Padre Pio: aumento di meriti per sé e per gli altri, per ottenere le conversioni di peccatori, grazie per le anime, per la Chiesa e per il mondo.
Ma Gesù ha sottolineato un fine specifico di tante persecuzioni sataniche, parlando così a Padre Pio: «Non temere se ti farò soffrire, ma te ne darò la forza… Desidero che l’anima tua con quotidiano e occulto martirio sia purificata e provata: non ti spaventare se io permetto al demonio di tormentarti, al mondo di disgustarti e alle persone a te più care di affliggerti». La purificazione dell’anima è il fine specifico.
Gesù ha spiegato a santa Gemma Galgani che il dono delle stigmate esige anime purissime: è tutto un intreccio di prove, grazie e doni celesti. Persecuzioni diaboliche ha incontrato Padre Pio a Pietrelcina, nei vari conventi dove passò durante il periodo degli studi, a Foggia nel convento di Sant’Anna e infine a San Giovanni Rotondo. Satana è stato l’origine delle persecuzioni che hanno caratterizzato i primi e gli ultimi anni della vita di Padre Pio a San Giovanni Rotondo.
Per Padre Pio si sono realizzate, fino alla fine, le parole di Gesù che, ancora ragazzo, gli aveva annunciato che Satana sempre l’avrebbe insidiato. Oggi la glorificazione di Padre Pio è anche una delle più clamorose sconfitte di Satana che sempre si proponeva di distruggere Padre Pio. Bastava frequentare Padre Pio per capire la lotta che si svolgeva a San Giovanni Rotondo tra lui e i demoni. Gli indemoniati gemevano. Mi ricordo una mattina, mentre Padre Pio confessava nella chiesetta le donne, per bocca di una indemoniata il demonio gemeva: «L’inferno c’è, diceva, ed io ci sono». Sarebbe bastato muoversi e andare a vedere. Il soprannaturale era sotto gli occhi di tutti. Il popolo ha saputo leggere che lì operava Dio. Padre Pio era terrore per i demoni. Mi ricordo le urla di una signora di Bergamo quando Padre Pio, passandole vicino, le aveva messo la mano sulla testa, dicendo: «Ci sei!». Parlava al diavolo. Sembrava che il convento crollasse tanto alte erano quelle urla. Erano le urla dell’inferno. Poco dopo mi incontrai con quella donna. Eravamo diversi sacerdoti, sul piazzale, davanti alla chiesa. Sono irripetibili le parole che uscivano dalla bocca dell’indemoniata contro noi sacerdoti. Spezzava le corone del Rosario. Misi sulla testa della donna un’immagine di Padre Pio: «Mi brucia! Mi brucia!», cominciò a gridare quella donna. Satana, che è all’inferno, non era tanto tormentato dal fuoco infernale, quanto dall’immagine di Padre Pio. Bisognerebbe coprire tutti i muri d’Italia con le foto di Padre Pio per far sparire tutti i demoni dalle nostre città. Il nome di Padre Pio basta per schiacciare la testa superba di Satana. Un giorno, dopo la morte di Padre Pio, mi trovavo a Frattamaggiore, con l’esorcista del cardinale di Napoli, don Vincenzo Cuomo. C’era una ragazza indemoniata. Don Vincenzo guidava l’esorcismo. Quattro uomini trattenevano la ragazza. Finite le preghiere liturgiche, mi permisi di avvicinarmi al gruppo e innalzai a voce alta questa preghiera: «Gesù, glorifica Padre Pio!». La ripetei più volte con fede sempre più viva. La sorpresa. Vidi la ragazza perdere le forze, sciogliersi dalle mani degli uomini, inginocchiarsi, piegare la testa a terra. I capelli erano come una scopa sul pavimento. Tanto aveva potuto il nome di Padre Pio.
È da gridarlo ovunque. Ecco come Gesù si glorifica anche nell’immagine e nel nome di Padre Pio: fortezza inespugnabile in vita e, oggi, terrore per l’inferno.
«L’anima di Padre Pio è cella vinaria in cui mi inebrio a mio piacere, è un favo di miele!»
Tre sono i componenti della cella vinaria: la carità pastorale, la croce, la gioia di patire. Sono gli elementi che costituiscono l’essenza di Padre Pio, il cuore, il centro di tutta la sua spiritualità: amare, patire, gioire ai vertici, al culmine. Diciamo subito che Gesù si inebria della carità, del soffrire e della felicità della croce in Padre Pio, perché Padre Pio si sente e vuole inebriarsi di tutti i dolori, di tutte le sofferenze. Gesù, che bramava il patire, la passione, la morte in croce e ardeva dal desiderio che arrivasse l’ora del supremo sacrificio, aveva trovato in Padre Pio l’anima che ardeva come la sua per il desiderio, la gioia, la felicità di patire per Dio e la salvezza delle anime. L’amore ai massimi vertici, il patire senza confini, il godimento estatico davanti al patire sono la cella vinaria davanti alla quale Gesù godeva spiritualmente, si sentiva rapito, si estasiava. Padre Pio ci dà la chiave per capire perché Gesù si inebriava davanti ai tesori di grazie che ornavano la sua anima: «Gesù mi dice che nell’amore è Lui che diletta me, nei dolori invece sono io che diletto Lui. Ora desiderare la salute sarebbe andare in cerca di gioia per me, e non cercare di sollevare Gesù. Sì, io amo la croce, la croce sola; la amo perché la vedo sempre sulle spalle di Gesù. Ormai Gesù vede benissimo che tutta la mia vita, tutto il mio cuore è votato tutto a Lui e alle sue pene».
L’amore ha trasformato Padre Pio in Cristo Crocifisso che ha saputo affrontare tutte le sofferenze, facendo delle croci motivo di gaudio, di gioia, di esultanza. Come Gesù, come san Paolo, anche Padre Pio sovrabbondava di gioia per ogni tribolazione.
2. continua



