Lettera da Londra / Il canarino nella miniera sta morendo, ma si discute d’altro

di Laura Dodsworth

«Da dove viene l’odio razziale?» Un membro del pubblico della trasmissione “Question Time” ha posto la domanda a Rachel Millward, vice leader del Partito dei Verdi. Domanda sorprendente, considerando che i criteri di selezione del pubblico in studio tendono a privilegiare quel tipo di mentalità che considera le opinioni diverse dal mainstream come di destra, una malattia sociale.

Rachel Millward non sapeva cosa dire. Si vedeva che stava elaborando. Sapeva perfettamente cosa significasse la domanda. Sapeva qual era la risposta sincera. Ma non riusciva a trovare il modo di dirla. Era troppo pericoloso, troppo probabile che avrebbe incrinato la precaria alleanza tra Verdi e islamisti alla base del suo partito. E francamente, avrebbe richiesto più coraggio e onestà di quanta ne possieda. Millward guardò Fiona Bruce [giornalista e conduttrice della Bbc, N.d.T.]. Si poteva quasi percepire il segnale di SOS trasmesso mentalmente. E poi, con quella che si può descrivere solo come un’ardita ginnastica intellettuale, saltò a piè pari la verità e atterrò da qualche parte nelle vicinanze di un corridoio del supermercato. L’odio razziale, azzardò, è causato dalla «Gran Bretagna dei truffatori».

Non so Rachel, ma io quando tiro fuori la carta di credito alla cassa del Lidl non ho mai in mente di accoltellare un ebreo.

Mercoledì 29 aprile, due uomini ebrei – uno di 34 anni e l’altro di 76 – sono stati accoltellati in una strada del Nord di Londra, fuori da una sinagoga, a Golders Green. L’aggressore, Essa Suleiman, un cittadino britannico di 45 anni nato in Somalia (il termine «cittadino britannico» è stato sottolineato da tutti i media), era già stato segnalato al programma governativo antiterrorismo Prevent nel 2020. E la segnalazione era stata archiviata nello stesso anno.

L’uomo si è rifiutato di gettare il coltello e ha continuato a opporre resistenza anche dopo essere stato colpito con il taser dalla polizia. Alla fine è stato disarmato con l’aiuto di un volontario di una squadra di sicurezza della comunità ebraica locale.

Naturalmente, è passato poco tempo ed ecco che qualcuno si è scagliato contro gli agenti di polizia, insinuando che abbiano fatto un uso eccessivo della forza. E ovviamente si trattava di Owen Jones [attivista e giornalista di sinistra, N.d.T.] e Zack Polanski [leader del Partito Verde di Inghilterra e Galles, N.d.T.].

Polanski, apparentemente privo di qualsiasi senso politico elementare, ha ritwittato un post in cui gli agenti sono accusati di aver preso a calci alla testa un uomo «con problemi mentali quando era già incapace di reagire». La Polizia Metropolitana ha diffuso un filmato, ripreso dalle telecamere indossate dagli agenti, che mostra il contrario. L’uomo con il coltello in mano avanza verso gli agenti, viene colpito dal taser ma continua a divincolarsi. La Polizia Metropolitana ha rilasciato una dichiarazione: gli agenti «hanno affrontato un uomo che credevano essere un terrorista, il quale si è rifiutato di mostrare le mani, era violento e continuava a rappresentare una chiara minaccia. Ricorrendo solo al loro addestramento, al coraggio e ai taser, lo hanno bloccato mentre continuava a tentare di attaccarli e accoltellarli».

Si può immaginare che la maggior parte degli inglesi si sarebbe accontentata se gli agenti avessero sparato un proiettile in testa al pericoloso accoltellatore anziché prenderlo a calci. Invece se l’è cavata con poco. Cosa avrebbero preferito Zack e Owen? Un rimprovero davanti a un tè e a una focaccina? Un invito a un seminario sulla diversità?

Cosa fareste se qualcuno stesse accoltellando la gente in un quartiere ebraico, brandendo un coltello, inseguendo le vittime per strada e rifiutandosi di lasciarsi disarmare? La risposta dovrebbe essere semplice: usereste la forza necessaria per fermarlo. Ed è quello che ha fatto la polizia. Ma grazie agli agitatori di sinistra – da Lord Hermer [avvocato, membro della Camera dei Lord, N.d.T.] a Zack Polanski – che sembrano nutrire un profondo disprezzo per il nostro Paese e per le istituzioni che lo mantengono a malapena in funzione – arriverà un momento in cui nessun uomo o donna perbene sarà disposto a servire nella polizia o nelle forze armate. E chi potrebbe biasimarli?

Poi arrivano le banalità.

Il premier Keir Starmer, parlando di attacco «profondamente preoccupante» e «assolutamente orribile», lo ha definito «un affronto ai valori britannici». In visita a Golders Green, è stato contestato da una folla che scandiva slogan come «Keir Starmer, fanatico sostenitore degli ebrei». Ha promesso 25 milioni di sterline per la protezione della sinagoga e della comunità: una frase fatta che, mascherata da azione, non riconosce né affronta il pericolo.

Le banalità di personaggi come Zarah Sultana [politica inglese di famiglia pakistana, N.d.t.], Zack Polanski e Mothin Ali [già leader del Partito dei Verdi, N.d.T.] – autoproclamatisi antisionisti all’interno della politica progressista – sono risultate profondamente inaccettabili perché fanno parte del problema. Il loro antisionismo, a mio avviso, sa di antisemitismo.

Il rabbino capo ha affermato che le parole di condanna non sono più sufficienti. Ha ragione. Il ministro dell’Interno ha definito l’antisemitismo «un’emergenza». L’espressione è appropriata, ma dovremmo vergognarci che ci sia voluto così tanto tempo per arrivarci.

Quindi, che cosa sarebbe sufficiente fare?

Vietare le marce dell’odio. Personalmente, mi sta più a cuore la sicurezza degli ebrei britannici e la salvaguardia dei valori storici di questo Paese che il diritto dei simpatizzanti islamisti e degli utili idioti di sfilare regolarmente per Londra. Come minimo, bisogna vietare la retorica antisemita e violenta durante le manifestazioni e applicare il divieto con lo stesso rigore riservato a qualsiasi altro crimine d’odio.

Bisogna reprimere le moschee estremiste. Bisogna adottare una linea dura e senza compromessi nei confronti di coloro che predicano la violenza in questo Paese.

Bisogna fermare l’immigrazione di massa incontrollata, sulla quale nessun governo britannico è mai stato onesto con i propri cittadini.

Bisogna reinventare il programma Prevent, oppure abolirlo. Nella sua forma attuale, forse sarebbe più appropriato chiamarlo Pemission. L’uomo che ha accoltellato due ebrei a Golders Green era stato segnalato a Prevent anni fa. Il caso fu archiviato. A questo punto dovremmo chiederci a che cosa serva esattamente il programma. Prevent sembra più interessato a sapere chi legge «Il Signore degli Anelli» che a fermare sul nascere gli islamisti violenti.

Gli ebrei sono il canarino nella miniera di carbone. Lo sono sempre stati.

Tra gli anni Quaranta e Settanta quasi 900 mila ebrei furono espulsi o fuggirono dai paesi arabi e a maggioranza musulmana, come Egitto, Iraq, Siria, Libia, Yemen, Libano, Marocco, Iran. Comunità che esistevano da migliaia di anni si sono esaurite. Si stima che oggi rimangano solo circa 15 mila ebrei.

Se le tendenze attuali dovessero continuare, potremmo ipotizzare che lo stesso processo sia in atto anche in Gran Bretagna. La comunità ebraica qui conta forse 300 mila persone. Una comunità che ora ha paura di andare in sinagoga, mandare i figli a scuola, apporre una mezuzah sulla porta di casa. La vittima dell’attentato di Golders Green, parlando dal suo letto d’ospedale, ha detto di essere vivo per miracolo. La sua comunità, ha aggiunto, è spaventata. Non dovrebbe succedere in una democrazia liberale funzionante.

E dopo gli ebrei? Guardiamo all’Egitto, dove i cristiani copti subiscono rapimenti, conversioni forzate e incendi dolosi alle loro chiese. O all’Iraq, dove la popolazione cristiana è crollata da circa 1,2 milioni nel 2003 a circa 120 mila oggi. E che dire della Siria, dove i cristiani erano 1,5 milioni prima del 2011 e da allora si sono ridotti a circa 300 mila? Lo schema è tutt’altro che difficile da vedere, anche se Rachel Millward potrebbe avere una spiegazione che ha a che fare con il prezzo dell’hummus.

Proprio come Rachel Millward, gran parte della classe politica lancia segnali di SOS silenziosi e si concentra sull’estrema destra. E così continuerà, finché non accadrà qualcosa di ben peggiore di quanto è successo a Golders Green.

Se non sai dare un nome al pericolo, non puoi affrontarlo. Il canarino sta morendo e noi stiamo discutendo d’altro.

________________

Nella foto [bbc.com], l’accoltellatore ripreso da telecamere di sicurezza.

__________________________________

Cari amici di «Duc in altum»,

il libro «Gesù e don Camillo. Dialoghetti per non morire»

con una nota inedita di Giovannino Guareschi

e prefazione di Paolo Gulisano

può essere ordinato cliccando qui.

Don Camillo e Aldo Maria ringraziano tutti coloro che lo acquisteranno e lo vorranno diffondere!

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!