A proposito di CL / Prima e dopo don Giussani. I due volti del movimento

di Giorgio Alberto Crotti

Caro Valli,

dopo gli interventi di Carlo Foresti [qui] e Marco Bolla [qui], mi permetto di esprimere una mia sofferta considerazione su Comunione e Liberazione.

Vent’anni fa ho abbandonato il movimento al termine di quarant’anni di appartenenza, quindi capisco bene il dolore di Bolla: è quello di un figlio che scopre come nella sua famiglia sia cresciuto un cancro che la sta distruggendo.

Chi ha avuto don Giussani come padre nella fede non ha il diritto di rinnegarlo, così come non si ha il diritto di rinnegare il padre biologico. Evidentemente Bolla ha avuto Giussani come padre nella fede e Foresti no, il che spiega, a mio avviso, il linguaggio di quest’ultimo, crudo ma nello stesso tempo – come ammette Bolla – “forse pieno di verità”.

Il sottoscritto è stato salvato da don Giussani da una situazione catastrofica. Mi è stata proposta un’amicizia per fare esperienza di Gesù e di questo sarò grato e debitore al Gius per l’eternità, così come sono grato e debitore al mio papà che mi ha dato la vita. Certamente in CL sono maturate vocazioni, sono avvenute conversioni e sono cresciuti santi che vedremo in Paradiso. Ma c’è stato e c’è anche quell’“equivoco di fondo” di cui parla Foresti. Pur convenendo che lo Spirito soffia dove vuole in modi a noi non comprensibili (un solo esempio: i miracoli eucaristici avvenuti in messe novus ordo ritenute dalla Tradizione valide ma illecite), ho capito dopo tanti anni che CL “invece di opporsi alla deriva del mondo moderno, ha assorbito e amplificato il peggior veleno introdotto dal Vaticano II: la cristologia antropocentrica”.

Un concetto espresso anche da Romano Amerio con altre parole ma uguale significato: dislocazione della divina Monotriade.

Scrive don Divo Barsotti: “Amerio dice in sostanza che i più gravi mali presenti oggi nel pensiero occidentale, ivi compreso quello cattolico, sono dovuti principalmente a un generale disordine mentale per cui viene messa la caritas avanti alla veritas, senza pensare che questo disordine mette sotto sopra anche la giusta concezione che noi dovremmo avere della Santissima Trinità. La cristianità, prima che nel suo seno si affermasse il pensiero di Cartesio, aveva sempre proceduto santamente facendo precedere la veritas alla caritas, così come sappiamo che dalla bocca divina del Cristo spira il soffio dello Spirito Santo, e non viceversa”.

E don Curzio Nitoglia ribadisce: “La religione è così ridotta a esperienza di religiosità o sentimento religioso, che invece, secondo la sana filosofia e la teologia cattolica, segue e non precede la conoscenza e l’amore razionale di Dio. Il pragmatismo ha reso l’esperienza, il sentimento e la sensibilità la principale fonte della religione, la quale viene ridotta a una semplice esperienza religiosa sentimentalistica che porta allo smarrimento dello spirito umano e rischia di perdersi nell’anarchia religiosa”.

Finché don Giussani ha condotto il movimento è prevalsa la centralità di Cristo. Dopo di lui le metastasi già presenti fin dall’inizio hanno, a mio avviso, invaso le parti vitali del movimento.

Come ha detto Foresti: “La croce e la redenzione dal peccato sono state oscurate dal mito del successo mondano e del compromesso, svendendo la dottrina perenne in cambio di applausi nei salotti buoni e nelle kermesse estive, dove si dialoga con tutti per non convertire nessuno”.

Del resto, nelle famiglie dei vecchi e nuovi ciellini sono presenti tutte le deviazioni delle famiglie moderne: divorzi, ammissione delle convivenze, ambiguità su gender e aborto.

Caro Bolla, anch’io sono addolorato. Come se ne esce? Personalmente ne sono uscito studiando gli errori del Concilio Vaticano II (primo fra tutti l’ecumenismo), con la riscoperta della Tradizione e della santa messa di sempre.

Potrà CL intraprendere questa strada? Difficile, ma lo spero. Prego per i vecchi amici ciellini e, come ha insegnato don Dolindo, ripeto: “Gesù pensaci tu!”.

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