Dibattito / La chiesa sinodale e noi
Dopo la lettera di Fabio Battiston “La chiesa sinodale è andata alla deriva. Che aspettiamo a prendere coscienza degli effetti?” [qui] e le risposte di Liliana De Angelis [qui] e Leone Serenissimo [qui], Battiston ha inviato una breve controreplica.
Per chi desidera intervenire: aldomariavalli@gmail.com
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Caro Aldo Maria,
sono sempre contento quando non solo le mie ma tutte le considerazioni che pubblichi su “Duc in altum” generano risposte, prese di posizione e differenze (anche forti).
Il contributo di Leone Serenissimo [qui], contraltare dell’altrettanto importante e significativa istanza proposta da Liliana De Angelis [qui], rispecchia – al di là dei diversi punti di vista – un elemento oggettivo: la divisione. Questo effetto ha un’origine chiara, una matrice ben precisa che non viene né da chi opera dal versante della reazione-controrivoluzione-opposizione (chiamiamola come ci pare) o dalle differenti vedute all’interno di questo specifico fronte, né da chi manifesta fortemente il proprio appoggio alla neo-chiesa. No! La divisione è il portato preternaturale generato da chi ha ideato, progettato e realizzato nei decenni questo mostruoso cambiamento dottrinale, magisteriale, liturgico e pastorale.
Il mandante è arcinoto, nel suo nome e nella sua unicità. Gli esecutori militanti – “spirituali, intellettuali, e ideologici” – sono una panoplia, massimamente rappresentata dal clero nella sua quasi globalità ma anche da quelle società mondialiste, relativiste, agnostiche che con la chiesa militante hanno stabilito una solidissima alleanza.
Avrei voluto scrivere qualcosa sulle nefaste e improvvide dichiarazioni prevostiane in tema di pericolosità/incompatibilità delle ideologie di destra con la fede cattolica; ma il professor Massimo Viglione [qui], meglio di un centometrista, mi ha battuto sul tempo!
Fabio Battiston



