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Dibattito sull’articolo di Radical Fidelity / 5

Caro Aldo Maria,

l’articolo di Radical Fidelity, “Come ti dimostro in sette passaggi logici che la maggior parte dei cattolici tradizionalisti è cripto-sedevacantista”, si apre con il disappunto dell’autore nel constatare il cortocircuito intellettuale che si verifica nei fedeli tradizionalisti quando si tratta di trarre la conclusione “cattolica” dai problemi della Chiesa. Ma il cortocircuito, secondo me, si verifica con la recita dell’articolo del “Credo niceno-costantinopolitano”: “Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam”. Recitandolo, i sedevacantisti finiscono per condannare e smentire la loro stessa esistenza. Si pongono fuori dalla Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

La maturità del cattolico non risiede nella fuga verso un’ortodossia ideale, ma nella cosiddetta pazienza ecclesiale: la capacità militante e soprannaturale di sostenere la Passione del suo Corpo Mistico e di sopportare il peso della crisi senza mai abbandonare le istituzioni visibili fondate da Nostro Signore Gesù Cristo. Questa virtù esige di accettare la sofferenza nella Chiesa e per la Chiesa, affrontandone le ferite senza recidere la comunione, tenendo ben presente che non esiste salvezza in alcuna “zattera” parallela.

Liliana De Angelis

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Caro Valli,

il provocatorio intervento di Radical Fidelity [qui] parte da una premessa errata: che, cioè, il papa non possa mai errare, anche nel suo Magistero ordinario, che come è noto non impegna l’infallibilità.

Questa iper-infallibilizzazione, già paventata dal cardinale Newman come possibile effetto perverso dell’elevazione a dogma dell’infallibilità papale, è la comune premessa che conduce a due esiti apparentemente antitetici.

Afferma il sedevacantista: se il papa non può errare, allora, visto l’attuale florilegio di orrori vaticani, significa che l’attuale inquilino della Sede apostolica non è papa, se non materialmente. Il conservatore, al contrario, moltiplicherà i sofismi e le acrobazie dialettiche per dimostrare che anche gli atti più spericolati sono in perfetta continuità con la millenaria Tradizione della Chiesa.

Sedevacantisti e conservatori appaiono in realtà fratelli separati alla nascita.

Strano paradosso, vero?

Giambattista Savoldi

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Caro Valli,

non sono teologo (quindi  neppure “fine teologo” ) e non sono filosofo (quindi tanto meno “fine filosofo”). Sono solo un “autodidatta di buone letture”, almeno credo sino ad ora, e come tale mi permetto un commento  all’articolo di Radical Fidelity “Come ti dimostro in sette passaggi logici che la maggior parte dei cattolici tradizionalisti è cripto-sedevacantista” [qui].

Parto da una riflessione che non ho bisogno di illustrare, perché mi sembra molto elementare. Sono d’accordo con “Radical Fidelity” circa le eventuali situazioni in cui il papa esprimesse eresie o simil eresie affermando esplicitamente di parlare ex-cathedra. In tutti gli altri casi si tratta però di libere opinioni di un personaggio sì di rilievo, ma che esprime pareri personali, e quindi senza assistenza dello Spirito Santo. Di conseguenza, in tutti questi casi posso benissimo non essere d’accordo con il papa senza diventare per questo sedevacantista.

Poiché mi sembra che tali situazioni, ovvero che un papa abbia affermato eresie parlando esplicitamente ex cathedra, non si siano ancora prodotte, ecco che io, pur non trovandomi d’accordo con molte affermazioni dei papi da Giovanni XXIII in poi, non mi ritengo affatto, e in perfetta buona fede, un criptosedevacantista.

Ad altri interventi il compito, eventualmente, di smentirmi.

Con grande stima, un suo fedele lettore.

Giuseppe Capretti

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Carissimo Valli,

da tempo lettore dei suoi post e suo estimatore, vorrei offrire la mia riflessione sull’articolo di Rafical Fidelity [qui], in particolare in merito alla liturgia e alla messa di Paolo VI, tralasciando tutto il resto, perché la partecipazione domenicale al culto è ciò che ogni cattolico tocca con mano, percependola con tutti i sensi.

Ebbene, il novus ordo è ambiguo? Sì. Lascia la porta aperta agli abusi liturgici? Sì. Mette la comunità al centro anziché Cristo? Sì. Potrei continuare elencando tutti gli abusi e le stravaganze, ma andiamo al nocciolo: è dannoso parteciparvi per chi vuole farlo da cattolico? Ebbene no, non è dannoso. È valido al netto di tutte le sue incongruenze? Sì. Attenzione: la messa di Paolo VI è valida, malgrado tutto, perché la semplice ragione ci dice che è impossibile che Nostro Signore lasci milioni di cattolici senza Eucarestia domenicale: ecco perché la transustanziazione avviene lo stesso. La misericordia di Nostro Signore non può permettere la totale assenza della sua Presenza Reale anche nelle chiese moderne più brutte e moderniste. Ecco perché, in mancanza di una messa in rito antico, il semplice fedele ha il diritto e il dovere di partecipare alla Eucarestia domenicale.

Onestamente faccio fatica a seguire il “consiglio” secondo cui, in assenza di una messa in rito antico, sarebbe meglio non partecipare a una messa novus ordo. Faccio queste riflessioni da semplice fedele che da anni combatte per dare spazio e onore alla messa di sempre per il nostro coetus regionale, per cui conosco le differenze tra i due riti, ma questo non deve impedire che in caso di necessità (mi si passi il termine) non devo privarmi del Cibo e della Bevanda che Nostro Signore mette a disposizione anche sugli altari più squallidi. Se Lui si degna di essere presente, perché io non dovrei parteciparvi?

Con affetto e stima

Renato

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Caro Valli,

mi permetto di intervenire ancora, dopo il messaggio precedente.

Qualche anno fa hai curato la postfazione di un libro fondamentale: “Parole chiare sulla Chiesa”.

Certo, non è Sacra Scrittura, ma mi pare un lavoro ben fatto per la semplicità di esposizione. La questione sedevacantismo è affrontata in una sezione apposita e mi sembra abbastanza comprensibile. Anche la questione abdicazione Ratzinger è spiegata in maniera semplice e definitiva.

Eppure constatiamo ancora oggi l’insistenza da parte di alcuni nel volere sostenere posizioni illogiche e irrazionali. Addirittura leggo nel blog l’ennesimo intervento dell’ennesimo complottista che ci vorrebbe spiegare l’invalidità della rinuncia sulla base del tal articolo del codice di diritto canonico.

Ma basta! Va bene tutto, ma a un certo punto ai matti andrebbe negata la visibilità. Ricordiamoci che per secoli la Chiesa ha vigilato rigidamente su ciò che poteva essere divulgato o meno. E faceva bene.

Detto questo, non sono certo io a dover e poter spiegare a qualcuno la corretta interpretazione delle cose. Per questo ho citato il libro di un sacerdote della FSSPX. Gente serissima che conosci anche tu e che mi ha aiutato negli anni a fare chiarezza su alcune cose.

Va bene farsi delle domande, ma arrivati a questo punto il rischio di dilungarsi in pippe mentali nocive per la nostra Fede è diventato troppo alto.

Michael

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Scrivete a: aldomariavalli@gmail.com

Aldo Maria Valli:
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