Prevost e chi è veramente pro-life. I vostri commenti / 4

Cari amici di “Duc in altum”, state rispondendo in tanti alla mia richiesta di dire che cosa pensate delle dichiarazioni di Leone [qui] a proposito del premio attribuito dal cardinale Cupich di Chicago a un senatore democratico apertamente abortista.

Qui trovate il commento di monsignor Viganò. Qui quelli di Antonio de Felip, Alessandro Mirabelli e Fabio Battiston. Qui e qui quelli di altri lettori.

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Caro Valli,

sono passati appena cinque mesi dall’elezione del nuovo papa e possiamo essere ormai certi che un personaggio quasi sconosciuto alla maggior parte dei cattolici, l’americano Prevost, sia stato eletto dopo che costui abbia esplicitamente detto o almeno fatto capire ai suoi elettori che avrebbe continuato l’opera di Bergoglio. Ha avuto il buon gusto di non adottare il nome del papa precedente e di non farsi chiamare Francesco II (sarebbe stato da ridere), ma continua per la stessa strada: sinodalità (un mare di chiacchiere), sesso libero per tutti (con chi si vuole, come si vuole), immigrazionismo (no borders, no nations), agenda climatica, vaccini obbligatori in caso di conclamata pandemia, nuova teologia (cioè cancellazione della precedente ormai superata, Concilio di Trento ciao ciao), fratellanza universale e fine dell’extra Ecclesiam nulla salus: tutte le religioni sono vie che conducono a Dio. Ci vorrà naturalmente ancora un po’ di tempo perché i capi religiosi si mettano d’accordo (non sarà facile nemmeno con le altre due religioni del libro, ebraismo e islam, per le quali la Trinità è una bestemmia o chiaro segno di pazzia). Ma prima o poi detti capi religiosi converranno che – nel proprio interesse – bisogna mettersi pur d’accordo almeno su alcuni punti ormai universalmente accettati (vedi il Weltethos di Hans Küng), insomma si arriverà a quella religione universale di cui si parla già da tempo e auspicata anche dalle élites mondiali alle quali la religione fa per il momento ancora comodo (per tenere a bada il popolo bue). Poi grazie all’IA tutta l’umanità sarà condizionata, tranquilla e pacifica e si realizzerà il sogno di Kant: si instaurerà la “pace perpetua” (c’è chi dice che Kant fosse un po’ ironico e con la pace perpetua alludesse alla pace dei cimiteri…).

Peccato. Prevost aveva cominciato persino bene con il suo primo saluto ai fedeli: la pace di Cristo risorto sia con voi! Un saluto veramente cattolico e vecchia maniera, come il “Sia lodato Gesù Cristo” di Karol Wojtyla. Che differenza dal cordiale e malizioso “buonasera” di Bergoglio con cui ha infinocchiato i fedeli (basta dogmi, siamo tutti fratelli e figli di Dio, vogliamoci bene, però comando io eh!).

Congratulazioni per il suo pezzo su Zuppi, mi sono fatto molte risate (che bella cosa la cultura).

Sergio Pastore

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Gentile Valli,

a proposito delle ultime esternazioni del Santo Padre oserei dire “niente di nuovo sotto il cielo”.

Anni fa assistetti a un telegiornale del canale TV2000. Parlava di una qualche manifestazione contro l’aborto da parte di vivaci attivisti negli Usa, e usava il linguaggio del nemico per designare le persone che manifestavano contro questo crimine odioso, ossia anti-abortisti.

Mi permisi di inviare un messaggio e-mail al direttore del canale televisivo, suggerendo che si parlasse di attivisti “pro-vita”, anziché di “anti-abortisti”. Giusto per dare una connotazione positiva al messaggio veicolato.

Il direttore mi rispose sostenendo che gli attivisti avrebbero meritato l’appellativo di pro-vita solo se avessero manifestato anche contro la pena di morte.

Evidentemente questo concetto è un mantra in certi ambienti, forse evocato per giustificare il loro lassismo nel combattere questa piaga. Ci hanno fatto il callo, e stentano a riconoscerlo.

Replicai che il solo confronto di numeri rendeva dubbia la sua affermazione: le statistiche americane parlano di centinaia di migliaia di aborti intenzionali all’anno (587 mila nel 2024 secondo “Avvenire”) a fronte di poche decine di esecuzioni di condanne a morte (venticinque esecuzioni e ventisei condanne nel 2024, secondo Amnesty International).

Non ebbi risposta da TV2000.

Dov’è la maggiore urgenza? Qual è il campo dove c’è più lavoro da fare?

Forse papa Leone XIV, preso in contropiede, è ricorso alla prima idea che ha trovato in memoria, senza filtrarla, così come molti di noi se ci chiedono il nome di una bibita rispondiamo senza riflettere Coca-Cola.

Peccato. Ha bisogno del nostro sostegno.

A proposito di confronti di numeri, per quanto riguarda gli aborti indotti, non dovremmo forse considerare tra le vittime anche le madri spinte a questa scelta drammatica e poi abbandonate?

Se è così, allora il problema delle condanne a morte diviene solo un alibi per le coscienze.

Paolo Azzaroli

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Caro Valli e cari amici di “Duc in altum”,

non sono capace di andare al di là del discrimine fra chi comprende la Verità della sacralità intangibile della vita a partire da quella concepita e chi la relativizza in base alle circostanze.

Ho appreso con profonda tristezza quanto affermato da papa Leone e mi rassegno alla persistente apostasia della Chiesa conciliare e ormai post-bergogliana.

La mia umile supplica è: “Signore vieni presto in nostro aiuto”.

Alberto Cerutti

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Caro Aldo Maria,

mi associo convintamente anzitutto con sua eccellenza monsignor Viganò (finché durerà il Monsignore, ci sarà sempre qualcuno che indica infallibilmente la stella polare).

Poi mi associo con Battiston, con il suo disgusto e il suo non stupore.

Infine desidero completare l’ottimo contributo di de Felip su una questione che ci tormenta da quasi mezzo secolo, essendo iniziata con Wojtyła.

Accogliere gli immigrati è senza dubbio un dovere per il cristiano. Ma è un precetto che si rivolge alla libera accettazione del singolo, e non può mai divenire una legge dello Stato.

Una struttura statale, la cui necessaria preservazione deriva senza dubbio dal diritto naturale, non può sopravvivere applicando fedelmente i precetti evangelici. Nessuno Stato può reggersi imponendo, ad esempio, a chi è derubato della tunica, di cedere anche il mantello! E basti a dimostrarlo il fatto che anche il codice penale dello Stato Vaticano, mi pare, è ben poco diverso da quelli dagli Stati laici.

Dunque finiamola, una volta per tutte, con questa balla che lo Stato, per non offendere il Signore, debba abolire i propri confini.

Che poi, lo Stato deve essere laico quando deve permettere l’aborto e le altre sozzure del genere; invece deve essere eroicamente evangelico quando si tratta di farsi invadere…

Ma basta, via!

Gianfranco Artale

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Caro Valli,

mai come in questo caso – intendo l’ennesima intervista del nuovo papa – vale la regola che il silenzio è d’oro.

Nel merito di quanto ha dichiarato Prevost, mi sembra che le considerazioni di monsignor Viganò siano cristalline.

Aggiungo che l’apparire è, generalmente, in conflitto con l’essere e più il pontefice parla, meno viene ascoltato (e, forse, visto l’andazzo, questa è una fortuna per la Chiesa).

Ivano Gedda

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