Con Roma o con la FSSPX? / Le vostre risposte. 3
Dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio a Écône, in caso di scomunica comminata alla Fraternità San Pio X, da che parte stare? Con Roma o con la FSSPX? Questa la domanda che, su sollecitazione di un lettore, abbiamo posto a tutti i frequentatori di “Duc in altum”. E le vostre risposte stanno arrivando numerose. Le prime le trovate qui e qui. Oggi un altro giro.
Per rispondere: aldomariavalli@gmail.com
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Caro Aldo Maria,
basta scorrere le notizie e gli interventi del tuo blog per rendersi conto che scismatici ed eretici sono da un’altra parte, non nella FSSPX, contro la quale ho letto la conferma della condanna dell’ignobile cardinal Tucho.
Io continuo a pregare per la Chiesa e per il papa, ma continuerò a frequentare il Priorato San Marco della Fraternità, dove non trovo certamente quel che altrove si vede e si sente – blasfemie, oltraggi – con l’assordante silenzio sia del citato Tuch, sia di altre alte cariche del Vaticano e dell’episcopato.
In nomine Domini
Giovanni Lugaresi
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Caro Aldo Maria Valli,
ho frequentato le messe della Fraternità e seguo messe, se possibile, solo in vetus ordo.
Certamente un’eventuale scomunica (che sembra sicura) mi pone come fedele cattolico in uno stato di ansia. Ma se rifletto su tutta l’evoluzione della Chiesa dal Concilio in poi, mi rendo conto che forse Nostro Signore vuole preservare un piccolo gregge che possa fare da fondamenta per il futuro della Chiesa stessa. Forse le apparizioni di Fatima hanno a che vedere anche con questa attuale situazione della Chiesa gerarchica. Alla Chiesa dobbiamo obbedienza incondizionata, è vero, ma la salvezza delle anime è altrettanto vitale: la necessità contingente dell’ordinazione è sotto gli occhi di tutti e negarlo è fazioso.
Saluti in Cristo Gesù N.S.
Roberto Colonnelli
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Con la FSSPX!
Enrique Barrio
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Gentile Valli,
l’unità della Chiesa è importante da duemila anni. Vi sono stati periodi della Storia in cui in proposito si è venuti alle mani tra vescovi, anche dentro i concili. Tuttavia, credo che oggi sia una questione non essenziale. Di fronte al pericolo della scristianizzazione ideologica e della islamizzazione subdola dell’Europa, credo che conti di più la conservazione del mandato cristiano dell’Occidente. Per cui, a mio parere, farebbe male Roma ad alimentare uno scisma se dovesse scomunicare le consacrazioni della FSSPX elezioni non ufficialmente autorizzate. Capisco che ciò sto dicendo è drammatico, ma, al momento, mi sembra la strada più percorribile di fronte ai tempi incerti che si profilano. Secondo me, se i vescovi consacrati dalla FFSPX non faranno affermazioni patentemente eretiche, ad essi deve essere consentito l’esercizio dell’attività pastorale. Poi si vedrà.
Rosario Francalanza
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Un cattolico che segue la Fraternità dovrebbe sapere, viste anche le precedenti “scomuniche” e in modo particolare il modus operandi inaugurato da Bergoglio, che a Roma sono “costretti”, per mantenere una parvenza di autorità, a fare qualcosa, il che naturalmente ha lo stesso valore di voler tassare l’acqua come prodotto alcolico solo perché ha lo stesso colore della grappa. Vi racconto un fatto di sabato scorso, quando il vescovo titolare della diocesi in cui risiedo, ha detto: “Io non vieto e non approvo nulla”.
Luciano Gallina
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Accolgo volentieri l’invito di Aldo Maria Valli a esprimere una sintetica opinione sul tema delle consacrazioni episcopali da parte della FSSPX. Assieme a molti cattolici, non solo fedeli diretti della Fraternità, credo fermamente che le ordinazioni di luglio della FSSPX siano non solo buone e giuste, ma anche doverose per la difesa della Fede e per quella “salus animarum” che non sembra più essere priorità della Chiesa. Inutile riproporre ancora una volta l’elenco degli errori, delle eresie o semi-eresie, dei tradimenti del Magistero, delle negazioni della Tradizione che tutti ben conosciamo. Le minacciate scomuniche? Ammesso che siano lecite e valide, e non lo credo, in passato sono già state inflitte e poi ritirate. E comunque le ragioni, pastorali, teologiche e persino metafisiche della difesa della Fede di sempre devono indurci a superare ogni timore per la sciagurata minaccia di scomuniche. Già monsignor Lefebvre ci mise in guardia contro “il colpo da maestro” di satana: mettere in contrapposizione la Verità e l’obbedienza.
Martin Moserbach, nel suo ottimo e raccomandabile testo “Eresia dell’informe”, meritoriamente ristampato recentemente da Cantagalli, scrivendo della “iconoclastia romana dopo il Concilio Vaticano II” e della conseguente “eresia antiliturgica”, e parlando dei bravi sacerdoti che non si sono adeguati all’imposizione del novus ordo e delle altre aberrazioni postconciliari, ci ricorda: “Abbiamo bisogno di molti sacerdoti inflessibili che custodiscano per noi il santo rito dell’Incarnazione. È nella loro ubbidiente disubbidienza che ripongo tutta la mia speranza”.
Si parva licet, anch’io.
Antonio de Felip
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Riflessione di un povero cristiano di campagna.
Con Roma, sempre e comunque. Perché Roma è la nuova Gerusalemme, perché la Chiesa cattolica romana è il nuovo Israele, e fuori da essa non vi è salvezza.
Ma la Fraternità è intimamente, genuinamente romana. Chiunque la conosca anche superficialmente lo sa.
Dunque la domanda è dolorosa e allo stesso tempo troppo semplice e troppo complicata.
Ci aiutino le parole di Gamaliele, il santo fariseo maestro di Paolo (Atti 22,3): “Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!” (Atti 5,38-39).
Alle nostre povere anime basti pregare perché la presente terribile confusione finisca prima possibile.
Michele Rizzi
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Caro Valli,
per i sostenitori e i simpatizzanti della FSSPX l’imprescindibile riferimento deve essere la dichiarazione di monsignor Lefebvre del novembre 1974, in cui si riaffermava l’adesione alla Roma fedele al suo bimillenario magistero e il rigetto della Roma neomodernista. Non credo che Roma sia in grado d’offrire attrattiva e verità a quei pochissimi che saranno tentati di lasciare la Fraternità dopo il 1° luglio. Un’altra operazione simile a quella del luglio 1988 è destinata a fallire. Gli istituti ex Ecclesia Dei sono tenuti a un guinzaglio che in questi anni si è fatto sempre più corto. E ciò è sotto gli occhi di tutti, anche dei diretti interessati.
Alessandro Mirabelli
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